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Le memorie cellulari di cui parliamo in questo articolo non sono quelle inserite in smartphone, ipad e simili. Se sei arrivato/a a questa pagina, è perché stai cercando di capire qualcosa in più su te stessa/o, su come funzionano il tuo sistema nervoso, la tua psiche, e su cos’è e come si muove la tua energia.
Lo scopo di tutto ciò è evolutivo, dalla memoria si vuol passare a vivere il presente con maggiore consapevolezza, per trascorrere una vita più ricca di senso.
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Il sistema nervoso umano: un bio-computer (quasi) perfetto
Per comprendere cos’è una memoria cellulare e con quali meccanismi i nostri vissuti vengono immagazzinati nel nostro sistema nervoso, è utile fare riferimento a ciò che oggigiorno è continuamente sotto i nostri occhi nel mondo esterno, e che conosciamo molto bene: il computer. L’uomo ha creato l’intelligenza artificiale a propria immagine e somiglianza; essa è lo specchio del bio-computer che egli possiede dentro di sé e di cui madre Natura l’ha dotato: un sistema complesso, frutto di una lunga evoluzione, ed in continua evoluzione grazie all’interazione tra l’uomo e l’ambiente, tra lo spirito e la materia.
Il sistema nervoso è simile a un hardware che può contenere un numero potenzialmente infinito di dati, un immenso database in cui confluiscono le informazioni relative a tutti i nostri vissuti. Come vengono veicolate tali memorie? Attraverso i software, i programmi – base impressi precocemente, che comprendono il corredo genetico risalente ai genitori e agli antenati, e i primi imprinting, ossia le prime significative esperienze di vita, dal concepimento ai primi 3 anni. I software sono le tracce, i binari sui quali scorre la nostra vita, sono i magneti, le calamite che ci fanno attrarre certe esperienze piuttosto che altre, sono i filtri, i veli tra la realtà e la nostra percezione.
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La cellula è l’ologramma dell’intero
Il cervello è un bio-computer in continuo movimento. Le memorie immagazzinate, ossia i gruppi di dati organicamente collegati tra loro e ripetuti nel tempo, concorrono a influenzare la nostra esperienza presente, a orientare il modo in cui la interpretiamo, perfino a farci attrarre situazioni simili alle passate. Di recente gli studi della fisica quantistica hanno messo in evidenza che non solo il cervello, ma ogni cellula del nostro corpo contiene tutti i dati immagazzinati dal sistema nervoso a seguito delle nostre esperienze. Sembra incredibile, ma ormai anche la scienza sta indagando in quella direzione, anche se non è ancora arrivata a dimostrarlo empiricamente. Ogni nostra cellula è l’ologramma dell’intero corpo e di tutte le informazioni in esso contenute. Questo fatto incontrovertibile può essere esperienziato grazie all’osservazione diretta di sè: più ti addentri in te stesso, più ascolti il tuo corpo da dentro, più scopri che ciò che riguarda i tuoi vissuti non è impresso solo nella testa, ma è depositato in ogni parte del corpo. Più lavori si di te, più diventi consapevole di come ogni parte del corpo sia coinvolta nel processare le esperienze. Per esempio, ti soffermi su un piede che ti duole, e ti appare all’occhio interiore un fatto doloroso risalente a tempo addietro; senti un formicolio all’interno di un braccio, respiri, lo contatti, e scopri che c’è qualcosa di irrisolto in una tua relazione, che va affrontato e finalmente sistemato. Ogni sintomo è un messaggio, e nessuno di essi va trascurato o trattato con superficialità. L’arte di saper ascoltare il corpo, per cogliere la traccia della memoria cellulare insita in ogni sensazione, è ciò che pratichiamo nel percorso esperienziale “Autoguarigione quantica“:
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Resettare, riformattare, ripulire è possibile
Ma è possibile influire sulle memorie cellulari, per esempio cancellare quelle dolorose e tenere con noi quelle positive?
Se immaginiamo il sistema nervoso come un hardware, e le memorie cellulari come dati o documenti, ci verrà spontaneo pensare che sia possibile cancellare i files che non ci servono più, per esempio i ricordi dolorosi. Eppure sappiamo che tale operazione non è così facile. Perché?
Non possiamo padroneggiare le memorie cellulari, cioè decidere liberamente quali dati tenere e quali cancellare, finché siamo condizionati. Che cos’è che ci condiziona? Che cosa ci preclude un facile accesso alla banca dati che è in noi, per poterla gestire a nostro piacimento?
I dati mnemonici sono organizzati dai software, ossia da programmi di gestione che sono stati immessi nel nostro sistema in tenera età. Da bambini, nati aperti e plasmabili, abbiamo ricevuto dai nostri genitori un modello articolato di organizzazione dei dati provenienti dalle nostre esperienze. Siamo stati programmati in un certo modo, secondo la visione del mondo che loro stessi avevano, secondo la loro mente e le aspettative che hanno diretto nei nostri confronti.
Ecco perché, per decondizionarci, per lasciar andare i dati che non ci servono più e che anzi ci ostacolano, è necessario rimuovere i software che furono predisposti per organizzare le memorie cellulari e mantenerle attive nel nostro sistema.
E’ necessario riconoscere il programma che è stato impresso in noi da mamma e papà, e liberarcene. Come? La mente suggerirebbe un percorso lineare di deprogrammazione, memoria dopo memoria, ma ciò significa agire solo superficialmente, a livello dei dati, non a livello dei software.
Ora che sappiamo com’è fatto il nostro bio-computer, si può comprendere che è maggiormente efficace un processo sistemico di rimozione di interi “software”.
Così come per spostare un programma o un documento nel cestino del nostro computer, è necessaria la mano consapevole dell’essere umano, allo stesso modo per liberarci dai condizionamenti, dobbiamo affidarci a una facoltà esterna ad essi: la consapevolezza. Essa si nutre e si rafforza quando ci consentiamo di rivivere con totalità un’esperienza dolorosa, liberando l’energia in essa trattenuta e spezzando così l’identificazione col dolore.
E’ ciò che viene praticato in seminari e ritiri esperienziali quali “Guarire le Radici”, i quali riconducono, attraverso l’ascolto del corpo e dell’energia emotiva che in esso si muove, a rivivere consapevolmente le memorie cellulari, esprimerne la carica energetica, che viene così liberata, e può confluire nella nostra consapevolezza, restituendoci l’integrità perduta.
Il nostro hardware riformattato avrà così più spazio, non sarà più congestionato da programmi che non servono più.
Si potrà così comprendere che i vecchi programmi che abbiamo ricevuto dai genitori hanno avuto una loro utilità: ci sono serviti per sopravvivere, finché non avevamo la consapevolezza necessaria per scegliere in modo autonomo per la nostra vita, e che ora possono essere rimossi dal sistema, perché non servono più. Possiamo andare oltre le memorie cellulari, lasciarle andare, realizzare che è tutto finito, renderci conto che quei momenti non sono più, e che la coazione a ripetere non è più necessaria.
La sensazione di libertà, di spazio interiore, di ampio respiro, conseguente ai lavori di sblocco esperienziali, ci fa ritrovare la nostra dimensione: l’inizio di una nuova vita, non più condizionata da un programma, ma una nuova avventura, la scoperta di noi stessi.
di Renata Rosa Ughini
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