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Abbiamo parlato nella pagina “Memorie cellulari: biologia e guarigione” di cosa siano le memorie cellulari e dell’importanza delle vibrazioni energetiche di cui è intrisa ogni cellula del corpo umano, ai fini del mantenimento dello stato di salute su tutti i livelli, e dell’autoguarigione ove occorra ristabilire l’equilibrio vitale.
Si può parlare di memorie cellulari anche per quanto riguarda gli oggetti inanimati?
Le frequenze emanate dalle cellule nella loro incessante attività bioenergetica raggiungono anche la materia inorganica?
Se sì, può essa influenzare il nostro stato di benessere?
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INCONTRI DI PULIZIA DELLE MEMORIE CELLULARI
INDIVIDUALI E DI GRUPPO
con Renata e Asimo
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Il nostro modo di percepire la realtà ha delle conseguenze a largo raggio, più di quanto ci è dato supporre o vedere con l’occhio fisico. Esso non solo crea l’informazione che configura le nostre cellule; la frequenza vibrazionale da esse prodotte si infonde nell’ambiente permeandolo con la loro qualità. Dunque anche un oggetto o una casa, un’automobile o un divano portano la memoria dell’individuo a cui appartengono o col quale sono venuti a contatto.
E’ intuitivo rinfrescare tali oggetti se li si acquista usati. Per esempio, entrando in una casa che ci è stata venduta da un precedente proprietario, si pitturano i muri, si fanno grandi pulizie, si procede ad eliminare o rinnovare quelle parti che sentiamo “pesanti” o non in sintonia col nostro modo di esprimerci.
I luoghi sovraffollati sono i più stancanti, non è raro tornare a casa esausti dopo un giro al centro commerciale, uno spostamento in treno o in metropolitana, o una visita medica all’ospedale. Questo tipo di ambienti assorbe le memorie cellulari di tutti coloro che vi transitano, e le trasmette a sua volta. E’ buona abitudine, una volta tornati a casa, cambiare completamente i vestiti, riporli in lavanderia o nella cesta dei panni da lavare, oppure metterli all’aria sul balcone, e farsi una bella doccia o un bagno con acqua e sale. Ciò evita il ristagno di memorie accidentalmente assorbite.
Se si lavora in un ambiente saturo di memorie, si possono adottare vari stratagemmi per attutirne l’impatto. Per esempio, tenere un vaso di sale in un armadietto e cambiarlo di frequente: il sale è un eccellente catalizzatore di energie, in grado di assorbire le memorie cellulari nei suoi cristalli, e di rilasciarle nell’acqua quando lo butterete nel lavandino. Altro rimedio è arieggiare la stanza di frequente: il passaggio dell’aria contribuisce a disperdere le memorie cellulari che stazionano nello spazio sotto forma di nuvole energetiche.
L’acqua è un elemento particolarmente sensibile alle memorie, poiché funge da cassa di risonanza delle vibrazioni energetiche. L’acqua corrente è un eccellente pulitore, l’acqua stagnante è un trattenitore. Siamo fatti di acqua per il 70 % o più, bere acqua buona in quantità di almeno 1 litro al giorno (meglio sarebbe arrivare ai 2 litri) è fondamentale per favorire il ricambio dell’acqua cellulare e lavare via l’acqua stagnante dalle cellule. Energizzare l’acqua con vari accorgimenti prima di berla è un aiuto ulteriore e serve a decondizionarla e ristrutturarla prima di introdurla nel corpo.
Ci sono materiali che hanno una capacità di ritenzione delle memorie più persistente rispetto ad altre. Per esempio il marmo è in grado di ritenere le vibrazioni a cui è stato esposto per molto tempo. Questa è forse una delle ragioni che induce le persone a costruire il loro sepolcro in marmo, per prolungarne la memoria. Per la stessa ragione anche i templi religiosi o le tombe di molti uomini considerati santi o virtuosi venivano costruiti con lo stesso materiale ed il loro corpo preservato affinché potesse continuare ad emanare la vibrazione del suo portatore.
Perciò la frequenza che emaniamo si intride tutto intorno permeandone la qualità. La frase “creare con il pensiero” in questo contesto assume un’incredibile rilevanza. Lo facciamo costantemente e spesso inconsciamente. Portare consapevolezza significa sia rendersi conto di essere sottoposti a molteplici influenze, sia porre attenzione a cosa emaniamo e dove dirigiamo la nostra energia.
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di Renata Rosa Ughini e Asimo Caliò Roberto
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