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Abbiamo già parlato in un articolo delle memorie cellulari, simili a dati immagazzinati nell’hardware del sistema nervoso, attraverso il software dei programmi che altro non sono che i condizionamenti, i binari o sistemi di riferimento installati in noi a livello biologico ed energetico, e che costituiscono lo sfondo interpretativo delle nostre esperienze.
In questa pagina approfondiamo l’origine delle informazioni o input iniziali, che formano l’impianto programmatico che costituisce la base della personalità, così da comprendere la radice del comportamento cellulare, necessaria per compiere il successivo salto della guarigione quantica.
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La fisica quantistica e le frequenze vibrazionali cellulari
Osservando il corpo umano la fisica quantistica va rilevando delle proprietà che stanno (per fortuna) rivoluzionando le nozioni scientifiche finora acquisite in proposito. Esso è molto più di un organismo che risponde a leggi biochimiche: ognuna delle sue cellule opera come un ricettore-trasmettitore di frequenze che contengono le informazioni necessarie per regolare la nostra salute. Le cellule sembrano rispondere ad un’intelligenza ottimizzante che le organizza in modo coerente a preservare la vita.
Il nostro D.N.A. è l’aspetto biologicamente visibile dell’origine del segnale che determina la qualità di frequenza a cui le cellule aderiscono per garantire la sopravvivenza dell’intero organismo. In allineamento con questa informazione primordiale, esse comunicano tra di loro continuamente e simultaneamente attraverso impulsi elettromagnetici. Questi a loro volta influenzano la nostra biologia.
Il corpo è sensibile alle frequenze vibrazionali, sia esterne che interne, a cui viene esposto. Con il nostro modo di pensare e i nostri stati d’animo emettiamo segnali che vengono recepiti dalle cellule; esse sono indotte a plasmarsi secondo le direttive ricevute. E’ ormai evidente che abbiamo il potere di migliorare o peggiorare il segnale originario emesso dal nostro D.N.A.
Il potenziale che si sta dispiegando grazie alle scoperte della fisica quantistica ci induce a credere che presto avremo gli strumenti scientifici in grado non solo di spiegare molti fenomeni finora ritenuti incomprensibili, ma anche di rendere possibili processi di cura apparentemente miracolosi. Essi dovranno essere coadiuvati da un atteggiamento consapevole verso se stessi e verso la propria vita, poiché ciò che porta un individuo ad ammalarsi è un comportamento condizionato dai traumi inconsci della sua storia personale, che lo inducono a pensare e ad agire in un certo modo, e ad assumere abitudini compensatorie che portano a sviluppare patologie fisiche. Senza assumersi la responsabilità di cambiare il proprio atteggiamento, nessuna guarigione sarà completa e duratura.
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Che cosa sono le memorie cellulari e quale è la loro origine
Ogni singola cellula del nostro corpo è un vero e proprio organismo completo. Assorbe nutrimento, lo digerisce, assimila ciò che le serve e ne espelle i resti. Ha un circuito nervoso e una memoria. I dati in essa immagazzinati riguardano sia la singola cellula, sia le connessioni con tutte le altre e con l’intero organismo.
Ciò che viene definito “memoria cellulare” è la memoria collettiva di tutte le cellule nel loro complesso. Il campo energetico da esse generato contiene tutte le impressioni della nostra storia personale e non solo: abbiamo ereditato le cellule che ci compongono dai nostri genitori, che le hanno a loro volta ereditate dai loro e così via, sempre più indietro. Perciò siamo portatori delle memorie cellulari di tutta la nostra stirpe e, a un livello più profondo, dell’evoluzione della vita su questo pianeta. Il retaggio della specie umana affonda le sue radici a quando sulla terra esistevano solo organismi monocellulari da cui si sono sviluppate forme più complesse o multicellulari. Tale processo evolutivo è ancora osservabile nella formazione del feto umano all’interno dell’utero materno: la cellula iniziale viene moltiplicata fino a formare un organismo dotato di funzioni incredibilmente complesse.
Il segnale o informazione che determina le nostre risposte alle situazioni che attiriamo ha origini molto lontane. E’ fuorviante credere che ciò che sentiamo e pensiamo sia “nostro” nel senso egoico del termine. Non siamo separati da coloro che ci hanno preceduti, né da coloro che seguiranno. I pensieri e gli stati emotivi di cui facciamo esperienza sono condizionati da quell’informazione originaria che ci è stata trasmessa fin dall’istante della fecondazione dell’ovulo. Con il successivo formarsi dell’embrione e poi del feto, e del bambino, non è cresciuto solo il corpo fisico, ma si è sviluppata anche la struttura della personalità, la quale viene in essere per permetterci di sopravvivere ai traumi e alle mancanze a cui siamo esposti.
Tutto questo appartiene a un programma biologico di perpetuazione della specie e della stirpe che è necessario riconoscere esperienzialmente per liberarsi dal meccanismo della sua influenza e iniziare a vivere autenticamente la propria vita.
Le esperienze che viviamo fin dal concepimento vengono codificate ed immagazzinate dal sistema nervoso centrale (il cervello). Esso si comporta in modo associativo rispondendo agli stimoli che riceve: in presenza di un input che richiama un evento accaduto in passato, ne rimanda alla coscienza le immagini, i contenuti, le valenze emotive; così, quando il presente rimanda a un vissuto traumatico o piacevole accaduto in passato, proviamo emozioni negative o positive, senza ricondurle alla precedente esperienza.
È comune associare il concetto di memoria alla sequenza di un film, con personaggi, un ambiente e un contesto, ma in realtà inizialmente siamo impattati da impressioni o impulsi energetici. Solo successivamente la mente concettuale è in grado di tradurre queste impressioni in un linguaggio intelleggibile e comunicabile, dando forma e significato. Ciò di cui facciamo esperienza nel presente viene deviato dalle onde neuroelettriche già esistenti che hanno una frequenza simile, inducendoci perciò a comportamenti ripetitivi; le vecchie informazioni si frappongono all’esperienza diretta, dandoci una percezione falsata della realtà.
Il cervello crea un programma cellulare a partire da una situazione emotiva non risolta. Per quanto l’individuo si sforzi di essere “originale” e autentico, lo sarà in base al suo vissuto emozionale inconscio che si interpone all’esperienza, facendo da filtro tra la sua percezione e la realtà che sta vivendo.
La sua risposta è dunque condizionata; il “programma” non gli permette di uscire dal labirinto comportamentale che definisce la sua identità e che lo induce a somatizzare nel corpo ciò che non riesce a vivere direttamente.
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Interrelazioni
Perciò quella che definiamo psiche o mente sottile, che è dove si instaura il programma, è tanto fisica quanto lo è il corpo. Il fatto che sia invisibile non la rende meno tangibile.
La scienza quantistica è arrivata a definire la materia una frequenza di energia più densa rispetto ad altre che sono più rarefatte, come i pensieri o le emozioni, la cui natura è associabile alla dimensione della luce. Ciò che avviene a livello sottile si manifesta nei livelli più grossolani e viceversa, come abbiamo mostrato dettagliatamente nella pagina dedicata all’autoguarigione quantica dei corpi sottili.
Quando un bimbo viene sgridato o percosso, tali eventi segneranno la sua psiche per sempre. Il dolore psicologico, la paura, la rabbia e tutte le emozioni che situazioni del genere attivano, sono introiettate e se non vengono risolte, cosa difficile per un bambino, si trasformano in somatizzazioni, diventando parte del suo corpo, delle sue cellule. Tali impronte a loro volta modelleranno il carattere, la postura fisica e mentale, dando luogo a sintomi e patologie fisiche una volta adulto.
Da quanto detto è evidente che l’interrelazione tra psiche e materia non conosce barriere. Fate un esperimento con un pezzo di stoffa: se lo toccate da un lato con un dito, l’altro lato assorbirà la pressione simultaneamente.
Lo stimolo ricevuto dall’esterno crea una pressione interna che se non viene assorbita nutre l’inconscio, il quale risponderà facendo pressione dall’interno.
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Memorie cellulari: biologia e genetica
Bruce Lipton è un brillante e coraggioso genetista di questi tempi. Ha dimostrato che la mente è più potente dei geni, attirando su di sé controversie di ogni genere fino ad essere espulso dall’ordine a cui apparteneva.
Egli asserisce che i geni forniscono la struttura, ma che il segnale per la loro configurazione arriva dall’esterno. È come dire che abbiamo dei mattoni ma la maniera in cui vengono predisposti per costruire una casa non è implicita nei mattoni stessi. A tal fine la percezione di ciò che viviamo dal concepimento in poi è determinante: quel vissuto determina che tipo di programma abbiamo ricevuto e sarà quello a predisporre i geni in un certo modo, generando un particolare tipo di problematica in un individuo. I nostri geni vengono influenzati dalla qualità energetica prodotta da quel segnale, che a sua volta permea le cellule.
Quello che crediamo vero, anche se esistenzialmente falso, si manifesta a livello cellulare, che a sua volta influenza la nostra percezione e modella la nostra realtà, sia interiore che esteriore.
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di Asimo Caliò Roberto
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