OGNI SINTOMO E’ UN MESSAGGIO

OGNI SINTOMO UN MESSAGGIO

In un precedente articolo abbiamo parlato di cos’è equilibrio energetico, di come e perché lo si perde, e di come ristabilirlo, prendendosi cura degli aspetti fisici, emotivi e mentali, per poi procedere verso la dimensione spirituale.

Quando la tua energia è in equilibrio stai bene e sei pervaso da una sensazione di leggerezza, di piacevolezza diffusa e intima: è il ben-essere.

Quando la tua energia è in dis-equilibrio, e tu non sei in grado di assecondare la naturale tendenza al riequilibrio, si evidenziano sintomi nel corpo: essi sono i “campanelli d’allarme” che qualcosa non va.

Ma come intenderli? Cosa vogliono dirci? 

Il corpo ha un suo linguaggio: impararlo è la via per avere a che fare con i sintomi in modo amorevole, accompagnando noi stessi nell’avventura dell’autoguarigione, la quale è sempre un viaggio di conoscenza di sé.

Parliamo dunque dei sintomi e delle loro origini, dei collegamenti che ci sono tra i fenomeni fisici e quella che chiamiamo interiorità, in cui psiche, mente, emozioni, anima, sono aspetti di un fluire dinamico che, per evolvere in modo sano ed equilibrato, richiede la nostra consapevolezza.

“Ogni sintomo è un messaggio” è anche il titolo di un famoso libro sul tema, che è utile leggere come primo approccio teorico all’argomento, e che può stimolare indagini ed esperienze più dirette e personali.

 

CORSI DI AUTOGUARIGIONE

SINTOMI E MESSAGGI: ASCOLTO, COMPRENSIONE, RISOLUZIONE

“GUARIRE SE STESSI”

con Renata e Asimo

 

Il sintomo non è l’errore

Quando siete in auto, state guidando e si accende la spia rossa della riserva del carburante, cosa fate? Vi fermate a fare rifornimento! E al distributore, guardate cosa mettete nella macchina: se diesel, benzina o gpl…..

Invece, accade che la stragrande maggioranza delle persone non si rende conto di quando si accende la spia rossa nel corpo: l’unica cosa che preme quando nasce un sintomo, è la preoccupazione di toglierlo, di eludere il dolore, spesso con mezzi impropri e nocivi per tutto il sistema bio-fisico. Il ragionamento largamente diffuso nella mentalità comune, sul quale hanno basato la loro fortuna plurimiliardaria le case farmaceutiche, è “Ho un sintomo, fa male, sentir male non mi piace, quindi è qualcosa di sbagliato, che non voglio, e dunque intervengo per bloccare il male”. L’equazione è che il sintomo in sé sia qualcosa di sbagliato, quindi non va ascoltato. Si preclude così la possibilità di comprendere da dove viene, perché c’è, cosa vuol dirci; si preclude la via ad aver fiducia nel potere naturale di auto-riparazione che il corpo possiede, e che può venir stimolato solo dall’ascolto, dal contatto amorevole, dall’osservazione, dalla consapevolezza.

 

Nota Bene: Copyright di Renata Rosa Ughini. Questa pagina l’ho scritta io senza copiare da nessuno. VIETATO copincollare o stralciare testo o parti di testo senza l’autorizzazione esplicita dell’autrice. Questo sito è protetto da Copyscape. Ogni abuso verrà subito individuato e segnalato alle autorità competenti.

 

Si tende a giudicare il sintomo come qualcosa di sbagliato, di abnorme: un peso di cui sbarazzarsi al più presto. Si crede erroneamente che la soppressione del sintomo sia la soluzione, ciò che ci riporta in salute. 

Ne consegue l’abitudine a delegare a qualcuno la scelta del mezzo terapeutico, doppiamente aspettandosi la soluzione dall’esterno: attraverso personale riconosciuto come “addetto alla cura” e assumendo sostanze la cui assunzione non facilita, ma limita la capacità di auto-guarigione insita nell’essere umano, andando a bloccare ulteriormente l’energia e impedendone il naturale riequilibrio.

Così, mentre quando siete al distributore ponete attenzione a quale tipo di carburante mettete nella vostra auto, quando si tratta del vostro corpo non siete altrettanto attenti: è ancora abbastanza diffusa la tendenza a “buttar giù” qualsiasi cosa la medicina ufficiale (e non solo, anche quella alternativa) prescriva, con l’unico obiettivo di riuscire a “star meglio”, senza considerare che per stare veramente bene si dovrebbe risalire a quell’area della vita e dell’energia in cui il disturbo si è generato, e riportare equilibrio in essa e in tutto il sistema di anima-mente-corpo.

 

EBOOK AUTOGUARIGIONE QUANTICA

CLICCA QUI

.

L’equivoco della prevenzione

Risulta evidente, da quanto detto, l’importanza della prevenzione. “Prevenire è meglio che curare” è uno slogan, un luogo comune. Ma accade che lo stesso concetto di prevenzione sia frainteso. La medicina ufficiale intende la prevenzione in senso materialistico: fai prevenzione se ti sottoponi a esami e controlli periodici, anche abbastanza ravvicinati per certe patologie, in modo da “prendere per tempo” o all’inizio eventuali degenerazioni, e poter intervenire tempestivamente. E’ evidente che tale approccio cela interessi macroscopici, a utilizzare certi macchinari, a mantenere un certo giro di business, a incrementare un certo tipo di ricerca unicamente basata su ciò che può essere dimostrato scientificamente, e nemmeno con la scienza contemporanea (di cui abbiamo parlato nell’articolo “guarigione quantica“), che ha ormai riconosciuto lo scambio tra materia ed energia, ma con una scienza arretrata, newtoniana, che chiude le porte a tutto ciò che potrebbe davvero essere utile all’uomo. Basti pensare a quante voci fuori dal coro sono state bersagliate, a quanti veri ricercatori sono stati messi al bando e apertamente dichiarati pericolosi o radiati dall’albo dei medici, solo per aver scoperto rimedi semplici, effettivi, alla portata di tutti, e soprattutto poco costosi!

E’ ormai assodato che molti degli esami considerati preventivi e indispensabili per un corretto check up anche in assenza di sintomi, sono molto pericolosi, e possono indurre proprio quel sintomo o quella patologia che dichiarano di voler prevenire. E’ il caso delle biopsie, della mammografia, ecc…

Oltre a irradiare il corpo con onde nocive, e/o invaderlo creando un trauma, essi hanno un risvolto a livello sottile: interrompono il flusso dell’energia naturale, creando ogni volta uno squilibrio energetico. Come possono tali esami pervenire ad una corretta diagnosi, quando gli strumenti da essi utilizzati sono palesemente disturbatori del naturale equilibrio energetico? Non vi sorge il dubbio che un inizio di patologia possa essere indotto dall’esame stesso? Vi si aggiunga il margine di interpretazione dell’esaminatore o delle figure preposte ad emettere un “verdetto”, spesso e volentieri in contraddizione fra loro. Sono infatti noti casi di persone che si sono rivolte alla medicina ufficiale per degli accertamenti, e hanno avuto letture e diagnosi completamente diverse da addetti e laboratori diversi.

Si aggiunga che l’atteggiamento interiore di chi intende fare prevenzione sottoponendosi a controlli calendarizzati, non favorisce il mantenimento dell’equilibrio energetico, in quanto è basato sulla paura: l’idea portante è “temo di ammalarmi, meglio saperlo prima così da prenderlo per tempo”. E’ evidente che tale convinzione porterà molto facilmente al realizzarsi di tale paura, e quindi a evidenziare l’emergenza di un sintomo “almeno così non sono andato per niente”: l’inconscio vuol dimostrare che lo sbattimento, l’imbarazzo, l’invasività e il costo dell’esame non sono stati vani, perché qualcosa si è trovato. Così, l’ego è appagato, pensa di aver fatto bene, la cosa giusta.

Come si vede, è l’ignoranza, l’egoicità, che porta al disequilibrio, o all’aggravamento di uno squilibrio già esistente.

E’ più comodo comportarsi come fanno tutti, andare all’ospedale, rivolgersi allo specialista riconosciuto dal sistema ufficiale: in questo modo l’ego si sente a posto, si sente gratificato, perché è una struttura psichica che non vuole assumersi responsabilità, non vuol andare controcorrente. Molto meglio per l’ego salvaguardare il senso di appartenenza, attraverso l’assunzione acritica di modelli socialmente in voga, anziché aprire gli occhi e vedere come stanno le cose. 

.

Il corpo non mente

Non è pratica diffusa ascoltare il corpo anche quando è dolorante, e aprirsi a ciò che ci vuol dire. Ogni sintomo è messaggio di un disequilibrio energetico che proviene da atteggiamenti e posture mentali condizionate, e che abbiamo fatto nostre, cioè vi siamo identificati. Dunque, ogni sintomo sottopone alla nostra attenzione l’urgenza di un riequilibrio energetico. Il corpo non mente mai, ma con abitudini sbagliate e inconsapevoli spesso si preferisce tacitarlo, per così continuare a raccontarsela, protraendo il disequilibrio interiore.

Il corpo rivela ciò che la mente nasconde. Ciò che non vedo di me, la parte inconscia, emerge nel corpo, inizialmente sotto forma di sintomi sporadici, che vanno e vengono, come le tensioni muscolari, o i dolori vaganti, o la stanchezza, e poi se questi non vengono risolti, si passa alle somatizzazioni: il sintomo da malessere passeggero diventa cronico. Segno che il corpo, non essendo stato ascoltato e curato nel modo giusto, continua a inviare lo stesso segnale, sempre più forte e persistente, per farsi sentire e cercare la nostra attenzione.

Che dire allora dei casi in cui una persona apparentemente sana, che sembrava il ritratto della salute, che non si lamentava mai, all’improvviso contrae una malattia grave? E’ possibile che dall’assenza di sintomi si passi alla somatizzazione estrema? Sì, ciò accade quando la persona è talmente lontana dal proprio corpo, da non rendersi conto minimamente dei segnali che esso invia; si tratta di persone con una soglia di sopportazione del dolore molto alta, o con una struttura bioenergetica fortemente corazzata: sembrano vitali, ma non lo sono, si muovono mosse dalla volontà e dal dovere, da uno schema ferreo, vivono polarizzate nell’intelletto, e per abitudine danno scarso ascolto a come si sentono, o non percepiscono affatto il corpo.

Completamente diverso è il caso di chi non sente il corpo perché è sano, è in equilibrio: nello stato di salute si resta aperti a percepire, sensibili, attenti. Il corpo sano allora è pronto a riflettere e veicolare ciò che di bello l’anima vuole esprimere, con vitalità e creatività.

.

Dall’anima al corpo, dal corpo all’anima

Da quanto si è detto, appare chiaro che lo stato di salute fisica scaturisce da cause interiori, e non viceversa. Quando si sta male fisicamente, si è inclini ad attribuire ai malesseri corporei la colpa della nostra tristezza, limitatezza o incapacità a guarire, proprio nel momento in cui, per risanarsi, occorrerebbe partire da uno stato d’animo positivo, sereno e fiducioso, che però non può essere raggiunto “a comando”, con la semplice forza del pensiero, per la semplice ragione che tutto il nostro sistema, mente compresa, è parte del sintomo stesso, non ne è estranea; l’essere umano non è fatto a compartimenti stagni, ma è un organismo energetico in cui tutto è collegato, è un insieme di linee e centri energetici la cui condizione naturale è di essere in equilibrio. La malattia è la perdita della percezione diretta di tale unità armonica.

Sovente il malessere fisico porta a galla sentimenti come l’abbattimento del morale, la scarsità di energia, la paura…. varrebbe la pena prenderli in considerazione, ascoltandoli: essi sono tracce preziose in direzione della comprensione di ciò che ci sta veramente succedendo. In altre parole, tutto ciò che accompagna un sintomo rivela da dove è partito il disequilibrio, e se lo si comprende è possibile procedere verso il riequilibrio energetico, ossia la risoluzione della problematica.

Ciò che si prepara nella fucina dell’anima, si trasferisce poi agli altri corpi sottili, strato dopo strato, fino a interessare il corpo fisico. 

Se sono in contatto con la mia anima, e mi muovo in sintonia con essa, nei miei pensieri, nel sentire, nell’agire, allora mantengo equilibrio nella mia energia, e qualora lo perda, riesco a ricrearlo su un piano di crescita più elevato del precedente, avendo appreso la lezione.

Se sono disconnesso dalla mia anima, se la mia mente viaggia per conto suo, il sentire non è puro e l’agire non è allineato, ciò significa che vivo la maggior parte del tempo in uno stato di disequilibrio energetico, di cui il corpo fisico risentirà pesantemente: magari non mi ammalerò subito, ma accumulerò degli scompensi che presto o tardi si faranno sentire. Spesso succede che in giovane età si beneficia di un corpo fisico più forte, che possiede riserve e risorse maggiori e quindi si riprende prima in caso di malattia, o può covarla per anni senza manifestarla. Si tende quindi a non fare troppo caso ai malesseri, ai segnali che esso ci invia. Si tende a depauperarne le riserve alcaline con superficialità e comportamenti scorretti che col tempo si pagano. 

Nello stato di disconnessione, nel quale purtroppo vive la maggioranza delle persone, è impossibile ascoltarsi, pertanto i momenti di equilibrio energetico e di benessere vengono raggiunti per caso, non si ha la consapevolezza necessaria per raggiungere intenzionalmente uno stato di armonia e appagamento interiore, e per prendersi cura del corpo fisico con garbo e naturalezza. Chi si affida al caso, non può contare all’infinito sulla fortuna, sull’aiuto degli altri o di madre Natura, o sulle riserve del corpo. 

.

Il corpo ha un suo linguaggio

Se ogni sintomo è una “spia rossa” o “campanello d’allarme” che qualcosa non va a livello profondo, e se eliminare tale segnalatore è l’errore, ne consegue l’esigenza di decodificare tale segno, per poter capire cosa vuol dirci, e poi intervenire in modo opportuno.

Si presenta a questo punto la difficoltà di decifrare il messaggio, poiché il linguaggio del corpo è diverso da quello della mente, al quale siamo abituati.

A chiunque si avventuri nell’impresa di ascoltare il corpo e i suoi sintomi, appare chiaro fin da subito che il corpo parla una lingua tutta sua.

E’ come se tu parli italiano, e cerchi di comunicare con un cinese senza aver studiato la sua lingua, e senza che lui sappia la tua: sarà difficile che vi capite.

Per riuscire nel tuo intento di capire cosa il corpo vuol dirti, devi avere la stessa pazienza e la stessa dedizione che avresti se il tuo fidanzato/a parlasse solo cinese: vorrai capirlo, vorrai comunicare, ma devi applicarti in una lingua nuova, difficile e misteriosa.

Non puoi aver fretta. 

La pazienza, l’applicazione, l’attenzione, si rendono indispensabili in quanto i sintomi rivelano che tra te e il tuo corpo c’è disconnessione, tra te e la tua energia vitale non c’è intimità, non c’è dimestichezza. Tali qualità vanno ristabilite. Dunque armati di buona attitudine, e incomincia. 

All’inizio, ti servirà un dizionario! Ve ne sono molteplici, nelle librerie olistiche. Puoi scegliere il libro “Ogni sintomo è un messaggio” e iniziare a studiare. Si tratta dell’ABC. 

Ma come ben sai, per imparare una lingua non basta studiare il dizionario. 

Cosa si fa per imparare una lingua nuova, oltre allo studio? Si ascolta chi la parla già. Devi ascoltare il tuo corpo, ascoltarlo da vicino. Ascolta in silenzio, sii ricettivo, sii tutto orecchi. Per far questo, devi avvicinarti al sintomo anziché allontanarti. L’approccio allopatico di cui abbiamo parlato sopra, largamente diffuso, va sostituito proprio col suo esatto contrario: non scacciare il sintomo, non rifiutarlo, ma inizia ad ascoltarlo.

Poiché non è facile, soprattutto all’inizio, e soprattutto in presenza di sintomi molto fastidiosi, conviene allenarsi a farlo quando ancora i sintomi sono deboli, e si tenderebbe a trascurarli. Così ci si impadronisce di uno strumento che ci consente:

  • -di fare prevenzione vera
  • -di favorire la guarigione di sintomi sul nascere, impedendo che si cristallizzino o si aggravino

E’ molto utile imparare ad ascoltare i sintomi nel modo giusto supportati da qualcuno che sia esperto, un insegnante che già conosce come accedere ai linguaggi del corpo. E’ quanto facciamo nel corso “GUARIRE SE STESSI”. 

Dopo un po’ che ascolti, arriva il momento in cui anche tu sarai in grado di parlare la lingua del tuo corpo. Ossia, non solo ascolti il tuo corpo, il suo sintomo, e ne comprendi il messaggio, ma anche sai veicolare la risposta giusta ad esso. Ogni messaggio è una richiesta di cambiamento, comprenderla è la chiave di volta per attivare il processo di auto-guarigione.

.

Ad ogni anima la sua vita, 

ad ogni corpo il suo linguaggio

Da quanto si è detto, si intuisce che per comunicare col corpo non è sufficiente conoscere dettagliatamente la casistica delle corrispondenze tra sintomi e messaggi. Non basta sapere a memoria il dizionario per parlare una lingua.

Se fosse così semplice, la mera informazione che il nodulo al seno sinistro significa che hai problemi con la tua femminilità, risolverebbe il problema. L’esperienza mostra che non è così. Non puoi venirne fuori restando nell’ambito della mente. L’auto-guarigione è un accadimento energetico, interessa la materia e l’energia. Rimanere fissi all’interpretazione non è dialogare col corpo. Occorre attivare altri canali, e percorrerli in profondità, a livello esperienziale. 

Se ogni sintomo è un messaggio, è altrettanto vero che ogni corpo è unico perché è la dimora di un Essere che è unico, di un’anima con una sua storia particolare, una sua destinazione e una sua irripetibile manifestazione fisica. 

Dunque se da un lato è bene acquisire informazioni generali sui sintomi e i messaggi, che siano di stimolo ad una propria indagine personale, d’altro canto occorre stare attenti a non farsi trascinare in interpretazioni arbitrarie, a non formare l’ennesimo sistema di credenza che poi dovremmo smantellare se vogliamo far spazio alla guarigione vera.

E’ l’osservazione imparziale fatta in prima persona, è la disponibilità a lasciar emergere la verità, è la presenza, che può avvicinarti al messaggio che il tuo corpo con quel sintomo in quel momento ti sta inviando.

Bisogna perciò permettere alla propria attenzione di fluire naturalmente in tutte le parti che costituiscono l’essere umano, i cui effetti sono riconoscibili nel corpo. La fisicità è infatti la dimensione che dà la possibilità di “sentire” con molta accuratezza quando la nostra energia è sbilanciata. La mente cognitiva è utile allora per riconoscere, per dare un nome se possibile, e identificare la natura dello sbilanciamento. Perciò l’intelletto non va dimesso o trattato come un problema, va solo usato quando necessario. Il sottofondo della nostra esperienza di vita dovrebbe essere occupato dalla percezione della nostra presenza. Ma per ovvie ragioni ciò non fa parte dell’esperienza comune. Deve essere re-imparato.

Il corpo fisico è un contenitore che permette la nostra esistenza in uno spazio definito: l’energia vitale scorre attraverso di esso. Il termine “nostra energia” è di base improprio perché essa in quanto tale è un fenomeno universale che si manifesta come vita, dando forma al cosmo e a tutto ciò che esso contiene.

Diventa “nostra” perché ogni individuo è una manifestazione unica del creato, in un processo evolutivo che si compie quando l’energia è in equilibrio. È “nostra” perché ognuno di noi ha un modo assolutamente personale di fare esperienza di se stesso, che è influenzato dalla struttura mentale che ha sviluppato, sostenuta dalle credenze che ha adottato e dalla qualità della consapevolezza individuale. 

Il cammino da seguire per ognuno non è perciò paragonabile a quello di nessun altro, ecco perché il proprio equilibrio va gestito in modo del tutto originale.  “Sentire” il flusso energetico, capire quali sono i suoi percorsi, è imprescindibile per poter mantenere l’equilibrio. Ciò implica che possiamo chiedere a qualcun altro come fare  solo in linea generale, possiamo chiedere sostegno nel processo di sensibilizzazione e indirizzo, ma nel particolare dobbiamo diventare noi stessi capaci di operare le giuste scelte e adottare i giusti rimedi. 

 

di Renata Rosa Ughini e Asimo Caliò Roberto

 

CORSI DI AUTO-GUARIGIONE

IMPARA AD ASCOLTARE I MESSAGGI E A SCIOGLIERE I SINTOMI !

CONTATTACI

 

 

×