COSTELLAZIONI FAMILIARI: FUNZIONANO?

costellazioni familiari funzionano

Vista la grande diffusione delle costellazioni familiari, sono in molti a chiedersi se funzionano. Le costellazioni familiari vengono spesso consigliate a chi vuole lavorare su di sé e risolvere un problema con un sistema moderno e ad ampio raggio. Viene dunque spontaneo chiedersi “Funzionerà?”.
Vediamo insieme alcuni punti da valutare nell’avvicinarsi alle costellazioni familiari.
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1. Un passo in un percorso

Le costellazioni familiari fanno parte di un percorso di crescita personale, e Bert Hellinger è l’esempio di ciò, essendosi coinvolto in molti metodi e in molte esperienze nel suo lungo cammino. Chi va a fare una costellazione familiare  dovrebbe chiedersi sinceramente se e fino a che punto è disposto a intraprendere un cammino di guarigione, il che implica mettersi in gioco e aprirsi al cambiamento. Chi vuole un placebo, un riscontro immediato solo per sfuggire alla sofferenza, e non è disposto a cambiare nulla nella sua vita per uscire dal problema, con ogni probabilità non riporterà frutto dalla costellazione familiare, e sarà difficile che trovi miglioramenti anche con altre vie o strumenti di crescita personale e di consapevolezza.
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2. Bando alle aspettative!

Come Hellinger ha più volte chiarito, le costellazioni familiari non sono un’aspirina. Ciò significa che chi vuole lavorare seriamente deve innanzitutto aprirsi a questo tipo di metodologia, e mettere da parte le aspettative. Volere “tutto e subito” ed aspettarsi i miracoli non fa parte della natura di questo lavoro. Il miracolo accade nella misura in cui noi siamo pronti a riceverlo, siamo aperti, ci arrendiamo a quello che l’universo ci porta nel momento. Pretendere un risultato immediato e su misura per noi è un punto di vista egoico, incompatibile con lo spirito delle costellazioni familiari.
In altre parole, le costellazioni familiari funzionano nella misura in cui il soggetto molla la pretesa che funzionino (secondo quello che vorrebbe) e si apre a ciò che c’è, sia durante la sessione che dopo. Durante la sessione, essere aperti col cuore è indispensabile per ricevere la soluzione, la quale spesso giunge in modi e forme impensabili. Dopo, essere aperti è osservarsi e dare valore a ciò che si dischiude.
La meditazione, la presenza, la consapevolezza, rimangono le basi del lavoro su di sé, e nel caso delle costellazioni essere presenti a se stessi dovrebbe essere la chiave sia per decidere di fare una costellazione, sia per accogliere ciò che viene fuori durante la seduta o il corso, sia dopo, nella fase di integrazione.
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3. Sciogliere l’irretimento è il cuore del lavoro costellativo

Le costellazioni familiari possono contribuire a sciogliere qualsiasi tipo di problema, ma ciò non significa che si possano utilizzare indiscriminatamente: non sono la panacea.
Un utilizzo superficiale, improprio, fondato su falsi bisogni e su una conoscenza sommaria del metodo, può indebolire la persona anziché darle la forza di cambiare e attingere a risorse interiori più profonde.
Le costellazioni familiari sono particolarmente atte a portare soluzione laddove la problematica in questione ha origine nell’irretimento, ossia in uno squilibrio del sistema familiare. Ma non tutti i disagi hanno questa radice, e/o non hanno solo questa radice. Vi sono disagi complessi, fatti di con-cause, che dunque necessitano un intervento su più fronti: oltre alle costellazioni familiari, saranno utili, a seconda dei casi, sedute di psicoterapia, di ri equilibrio energetico, percorsi di consapevolezza, terapie di medicina alternativa, Fiori di Bach, Shiatsu, eccc….
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PER APPROFONDIRE :

Costellazioni familiari bioenergetiche:

la differenza fra irretimento e trauma”

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4. Attenti al trauma!

Quando poi dietro al disagio c’è un trauma, le costellazioni familiari non sono d’aiuto. Se da un lato è vero che la gran parte dei traumi emotivi ed energetici che ci portiamo dietro risale alla relazione con mamma e papà, d’altro canto è vero che questo tipo di sofferenza non chiama in causa l’intero sistema familiare, ma solo una fetta limitata di esso, che sarà bene circoscrivere al fine di affrontarlo con la necessaria cura e attenzione e con altro strumento di elaborazione. I traumi primari, ossia quel cumulo di sofferenza che ciascuno di noi cela nell’inconscio, spesso senza nemmeno sospettarne l’esistenza, richiedono di essere sviscerati e risanati con terapie primarie, come lo stesso Bert Hellinger fece su di sé, ben prima di lavorare con le costellazioni familiari.
La presenza del trauma altera la sensibilità della persona, tanto che, messa nel contesto delle costellazioni familiari, non comprende cosa stia succedendo, non riesce a esserci, proprio perché la sua energia è talmente frammentata dal trauma, da non poter essere disponibile per lavorare con la costellazione familiare.
Tale condizione, benché possa sembrare “estrema”, è in realtà più diffusa di quello che si pensi. Si tende a non prendere in considerazione questa possibilità semplicemente perché risulta molto penoso. Ragion per cui molte persone trovano più comodo “incolpare” le costellazioni familiari di non aver sortito il risultato desiderato, anziché assumersi la responsabilità e accettare di fare qualche passo indietro per lavorare sui traumi primari.
Le spiegazioni esposte sono collegate, in quanto sovente è il trauma che ci mantiene in uno stato di chiusura, in un atteggiamento di difesa cronica, di cui non ci rendiamo conto perché così incancrenito in noi da condizionare pesantemente la nostra sensibilità. Ciò ci impedisce di aprirci, di esser presenti sia a partecipare al movimento dello Spirito nel corso della costellazione familiare, sia a ricevere la soluzione. Il trauma ci mantiene forzatamente in un terreno angusto, ci confina in un angolo della nostra mente, dove tanto tempo prima ci siamo illusi di poter sopravvivere, pagando però il prezzo di disconnetterci da noi stessi.
Le terapie primarie, quali “Guarire le Radici”, ci danno tutti gli strumenti per emergere da quell’angolino, venir fuori, ripulire la nostra sensibilità da ciò che l’ha condizionata.
Guarire le Radici” è essenzialmente un lavoro profondo e completo di guarigione dal trauma e di pulizia della relazione primaria, quella con mamma e papà. Possiamo così ricollocarci rispetto a loro e trovare il giusto rapporto, guarito il quale sarà possibile, se ne sentiremo l’esigenza, aprirci a lavori di costellazioni familiari animati da un sentire pulito, e dunque trarne il massimo frutto.
di Renata Rosa Ughini
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