In una precedente pagina abbiamo parlato del bambino interiore nell’adulto. Abbiamo mostrato chi è il bambino interiore, cosa si intende con questa terminologia, e come iniziare ad avvicinarlo. Chi non ha ancora letto quella pagina, può seguire il link qui proposto, oppure leggere direttamente la presente. Gli argomenti si collegano e non c’è un percorso obbligato. E’ anche possibile leggere l’ebook sull’argomento, lo trovi alla sezione “Libri” di questo sito. Abbiamo dedicato molto lavoro a questo argomento, e siamo felici di condividerlo. Grazie di essere qui.
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Ogni viaggio di conoscenza del bambino interiore, che ci porti a contattarlo e a prendere consapevolezza della sua energia, ce ne rivela le problematiche. Sono le ferite d’infanzia, ciò che ha segnato la nostra vita e che ci ha resi gli adulti che siamo ora. Questi temi dolorosi rimangono impressi in profondità e continuano a condizionare negativamente la vita adulta, finché non prendiamo seriamente in considerazione l’intento di venirne fuori, di guarire, di cambiare per il nostro bene.
Vediamo insieme alcuni motivi ricorrenti del bambino interiore ferito, nei quali ognuno potrà riconoscere tratti di sé e/o delle sue relazioni. E vediamo anche i percorsi consigliati per riemergere dalla sofferenza.
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25 – 28 aprile 2019
31 ottobre – 3 novembre 2019
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1. Cosa si intende per “bambino interiore ferito”?
Il bambino interiore ferito è quella parte di noi che ha subito un trauma, uno shock, in tenera età, e che non è riuscita a superarlo, a “digerirlo”, ad andare oltre, ma è rimasta ferma là.
Poniamo l’esempio di un bambino di 2 anni a cui muore la madre in un incidente; questo bimbo crescerà comunque, diventerà un adulto, ma dentro di sé porterà la ferita d’abbandono: il dolore della separazione improvvisa dalla madre è troppo forte e penoso per essere accettato dalla giovane coscienza, così viene relegato nell’inconscio. Per quanti aiuti possa avere ad elaborare il lutto, per quanto possa essere consolato e rassicurato da altre figure di riferimento, così piccolo gli manca la consapevolezza necessaria ad una completa integrazione di quell’esperienza. E così diventa grande, il corpo cresce, ma all’interno, in profondità, una parte rimane quel bambino di 2 anni, che piange disperato. Quel particolare tipo di dolore non è sparito per il solo fatto che la persona è cresciuta in altezza ed ha qualche anno in più, non è sparito per il solo fatto che il tempo è trascorso: ciò ha forse permesso la sopravvivenza, ma non implica automaticamente la guarigione profonda. Dunque, è un fraintendimento pensare che “il tempo è la miglior medicina”, o che “il passato è passato”: si tratta di luoghi comuni che possono accontentare un sentire superficiale, ma non rispecchiano la realtà delle cose.
Aggiustare non è guarire. Lo possiamo vedere sul banco di prova delle relazioni: l’uomo che abbiamo preso come esempio, da adulto magari troverà una compagna, si sposerà, condurrà una vita apparentemente normale, ma profondamente resterà terrorizzato, le sue azioni saranno segretamente dominate dall’ansia d’abbandono. Tale sentimento potrà sfociare in attacchi di panico, e la persona starà a chiedersi “Perché?” e a cercare rimedi altrove…. Oppure, sarà repentinamente lasciato dalla moglie, avendo attratto lo specchio della sua parte in ombra. Avrà così l’occasione di incamminarsi verso la guarigione dell’antica ferita: se la coglierà al volo, se sarà sincero con se stesso, non potrà far altro che incominciare a considerare quel bambino di 2 anni che, dentro di lui, è ancora lì: non si è mosso di un millimetro, sta ancora aspettando disperato la mamma che non torna.
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2. Origine delle ferite del bambino interiore
Perché le ferite? Nasciamo completamente aperti e vulnerabili: il bambino piccolo è totale innocenza, la sua Luce è evidente, ma non è autocosciente, e ciò lo espone inevitabilmente a incidenti di percorso, in quanto non è in grado di badare a se stesso e di scegliere autonomamente ciò che va bene per lui/lei.
Dipende in tutto e per tutto dai genitori, e ne dipende continuamente, e a lungo: si pensi che il cucciolo umano è tra quelli, in natura, che trascorrono più tempo con i genitori e che sono maggiormente soggetti alle cure parentali. Il piccolo viene nutrito, lavato, vestito, accudito fino all’adolescenza, età in cui dovrebbe essere pronto per spiccare il volo.
Ferita si crea ad ogni atto dell’adulto che non soddisfa appieno l’intimo bisogno del piccolo, di essere trattato nel modo giusto per lui/lei. Vi sono un’infinità di modi e situazioni in cui ciò accade, e ogni fase dell’età infantile ha le sue: dal modo in cui il bimbo viene allattato, o cambiato, allo svezzamento, all’impartizione di regole di comportamento, ecc… Senza gli adulti morirebbe. Allora, adeguarsi suo malgrado a ciò che essi gli offrono, adattarsi all’ambiente familiare con tutto ciò che comporta, anche laddove non adeguato alle sue esigenze, è di vitale importanza per l’infante. Finché dipende dagli adulti, la sua ribellione è sterile, non ha altra scelta che lasciare che mamma e papà facciano a loro modo.
Potrà fare buon viso a cattiva sorte e indossare la maschera del “bravo bambino”, sviluppando una personalità compiacente e servizievole; potrà chiudersi e immusonirsi, taciturno e schivo, quasi a svanire; o ancora diventare un “soggetto problematico” per capricci ed eccessiva esuberanza: si tratta di modi diversi per difendersi dalla ferita. La sostanza è che il bambino sopravvive come meglio può.
La famiglia è, per tutti, la prima palestra di sopravvivenza. Le ferite sono prove di sopravvivenza: il bambino non può continuare a soffrire, così già da molto piccolo impara a compensare, a modificare la sua configurazione energetica, pur di non sentire l’intensità della ferita.
Dal meccanismo di difesa dalla sofferenza, si genera la struttura dell’ego, o personalità, che serve al bambino per sopravvivere nella famiglia, e gli servirà poi da adulto per sopravvivere nella società, che non è altro che l’allargamento della famiglia, il contesto più ampio in cui tenderà a riproporre gli stessi schemi di relazione, ad attrarre persone simili ai genitori e situazioni e problematiche simili a quelle che caratterizzavano il clima familiare.
Benché ciascuno le esperisca in modo unico e soggettivo, ferite di persone diverse hanno energie simili: questa osservazione ha guidato ricercatori come Reich e Lowen a tracciarne una tipologia, che è stata recentemente ripresa e sintetizzata da Lise Bourbeau nel libro “Le cinque ferite e come guarirle”. Questo interessante studio, su cui torneremo in un prossimo post, ci fornisce una mappa orientativa per approcciare nella giusta prospettiva il bambino interiore ferito ed imparare ad auto-aiutarci.
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3. La natura energetica della ferita
Shock, trauma, ferita: che cosa sono? Sappiamo che si tratta di eventi dolorosi, che il bambino ha dovuto subire perché non è stato adeguatamente accolto, compreso, capito, sostenuto dai genitori, anche laddove essi hanno cercato di fare del loro meglio (su questo punto tornerò nel successivo paragrafo, al punto 4). Ma sappiamo poco su quella che è la sostanza della ferita. Di cosa è fatta? E’ essa un sentimento, un’emozione? O è qualcosa di fisico? O si fissa invece nella mente? Va forse ad intaccare i livelli spirituali della persona, o questi ne sono immuni?
Qualche risposta ci giunge dalla psicologia dell’essenza, anche se poi, in definitiva, la comprensione vera si ha quando si entra nel livello esperienziale, quando ci si mette in viaggio per sanare il bambino dentro con tutto il bagaglio di sofferenza che porta con sé. Si è già detto sopra che il neonato nasce aperto, luminoso e vulnerabile: la sua luce è evidente. E’ tenero, la sua anima permea il piccolo corpicino e si manifesta nelle movenze, nella bellezza, nell’assoluta spontaneità. L’anima è ancora intera, intatta, ma non è consapevole della propria energia, della luminosità e dell’innocenza che la contraddistingue.
Non essendo autocosciente di sé, la sua consapevolezza è come una tabula rasa, assorbe ogni input che gli proviene dall’esterno, e su quegli input si comincia a costruire, mattone dopo mattone, la base della futura identità. L’essenza o anima viene impressionata da ogni stimolo che riceve. Se esso è in armonia con il sentire e con i bisogni del piccolo, l’essenza non ha motivo di ritrarsi, anzi, viene confermata e rafforzata; in altre parole, al bimbo arriva il messaggio incoraggiante di essere se stesso. Se al contrario lo stimolo è dissonante con l’energia del piccolo, se non è in sintonia con i suoi bisogni, ciò va immediatamente a colpire la sua tenera essenza luminosa, nella quale viene registrata l’informazione “così non va bene”; in altri termini, egli viene scoraggiato a contattare quell’energia, che si tratti di amore, gioia, vitalità, espansione, forza, o di altre qualità intrinseche all’essenza. Egli non è consapevole di provarle, ma se osserviamo col cuore un bimbo piccolo sano, non ci sarà difficile intuire in quale stato di grazia egli viva, anche se non ha ancora la consapevolezza e gli strumenti verbali per comunicarcelo.
Dunque, se riceve un input che nega la sua energia di quel momento, immediatamente introietta un’associazione negativa, che da quel momento in poi diventa un meccanismo inconscio, una sorta di equazione oscura, che collega la qualità essenziale luminosa a qualcosa che non va. Essa viene repressa: il bimbo impara così assai precocemente a reprimere la propria energia naturale, che invece di costituire il primo nucleo della nascente consapevolezza, va a impiantare la base dell’inconscio. La parte luminosa, l’essenza, diventa sempre più inconscia, mentre il fondamento del senso di sé è il giudizio negativo conseguente l’input traumatico.
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4. Paura e rabbia
La conseguenza immediata del trauma è il ritirarsi dell’energia essenziale luminosa dal corpo. L’input negativo provoca uno scossone: l’energia naturale cessa di scorrere nella parte del corpo toccata dal trauma, che generalmente è quella in cui era presente un bisogno essenziale che non è stato soddisfatto nei modi e nei tempi adeguati per l’infante. Tale ritiro è il principio della paura. Essa è energia che si tira indietro, che abbandona una parte del corpo in cui prima fluiva naturalmente. Dove va a finire quell’energia? Va dalla parte opposta. Va a congestionare un’altra parte del corpo, intasandola e creando i blocchi energetici primari. L’energia in eccesso è il seme della rabbia, così come l’energia in difetto è il seme della paura. Paura e rabbia nascono insieme, sono una il contrario dell’altra, sono connesse come due vasi comunicanti. Esse hanno origine dagli stessi eventi traumatici, che impattano l’essenza inconsapevole del piccino e si imprimono nel suo sistema nervoso, in tutto il corpo, in ogni cellula.
Paura e rabbia sono le due emozioni primarie. Le altre emozioni negative, come colpa, tristezza, vergogna, sono dei derivati: dietro di esse ci sono paura e rabbia, con le ferite che le hanno prodotte a suo tempo. Quando da adulti le avvertiamo, non è altro che energia bloccata che bussa alla nostra porta per ricominciare a fluire, perché l’essenza luminosa che siamo stati è ancora con noi e spinge dal profondo per ritornare ad appartenere alla nostra consapevolezza. Parleremo più dettagliatamente di questi aspetti nella pagina dedicata alla guarigione del bambino interiore.
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5. Il bambino interiore ferito è in tutti
Abbiamo fatto un esempio eclatante prima, parlando del bimbo orfano di madre, ma è importante notare che tutti, nessuno escluso, abbiamo dentro di noi un bambino interiore ferito, o una bambina interiore ferita.
Perché? Perché tutti abbiamo dovuto affrontare le prove di sopravvivenza. Anche chi proviene da una famiglia “perfetta” non è stato visto, accolto, ascoltato e amato per quello che era. Talvolta l’immagine della famiglia “del Mulino Bianco”, dove va tutto bene e tutti sono felici, è un ricordo di copertura, nel tentativo di allontanare la sofferenza dalla nostra percezione. Nella mia esperienza di facilitatrice mi sono più volte imbattuta in persone assolutamente convinte del loro quadretto idilliaco, palesemente falso in quanto non collima con le evidenti difficoltà della loro vita adulta. E’ un duro lavoro guidarle a rendersi conto che le cose sono andate diversamente e che, se vogliono venire a capo dei problemi, necessitano di guarire il bambino interiore, tanto quanto chi sa di aver avuto un’infanzia difficile.
Dunque, chi ha dentro di sé un bambino interiore ferito? Chi ha bisogno di guarirlo? TUTTI ne abbiamo bisogno. Nessuno escluso. Che non tutti vogliano farlo, è un altro discorso, che non riguarda la necessità ma il libero arbitrio.
La questione non si pone nei termini se abbiamo avuto genitori “buoni” o “cattivi”: non è una questione morale. Non ci sono buoni o cattivi genitori, ma adulti disposti a mettersi in gioco e adulti che se la raccontano.
E’ importante comprendere che le ferite non sono avvenimenti straordinari che colpiscono solo i più sfortunati, come per esempio la morte prematura e tragica di un genitore, o un padre violentatore, o la madre alcoolizzata. Ferita è tutto ciò che in famiglia accade non in sintonia con la sensibilità del bambino.
E’ proprio indagando sulle proprie ferite che si scopre, per esempio, che ci sono molti modi e molte gradazioni e sfumature nell’abusare di un bambino o nell’usargli violenza, magari i più tanti di noi hanno subìto soprusi velati, forse così reiterati nel tempo dall’abitudine, da diventare la normalità. Dunque, se approcciamo il tema del bambino interiore ferito cercando di stabilire a priori se e quanto abbiamo sofferto, non verremo a capo di niente che abbia un valore per la nostra evoluzione personale. Tutti abbiamo sofferto, ciascuno a modo suo, e ciascuno ha percepito in modo soggettivo e unico ciò che è stato.
Per questo, non si possono fare paragoni tra la tua sofferenza e quella di un altro, e non è attraverso la comparazione che tu guarisci.
La sofferenza del bambino è sempre al 100 % perché il bambino è totale nel suo sentire, non vive le cose a metà. Perciò anche la guarigione dovrà avere le stesse caratteristiche di totalità e completezza, per apportare il cambiamento significativo nella tua vita di adulto. Ognuno di noi ha avuto il suo vissuto, unico, e la sua famiglia, unica.
Per la completa e profonda guarigione del bambino interiore ferito, è importante che ciascuno ripercorra la sua storia, tornando in quel luogo e in quello spazio interiore in cui …. il bambino è ancora vestito con la maglietta a quadretti bianchi e blu, sta mangiando pane e cioccolata, sente il profumo del bucato appena steso, accarezza il gatto Jimmy e la mamma arriva coi bigodini in testa e lo sgrida…. Tanto più sappiamo aprirci alla particolarità del vissuto, tanto più la nostra guarigione sarà effettiva perché sarà un’esperienza, non una nozione o un concetto o una costruzione. Infatti, così come la ferita è un’esperienza, altrettanto la guarigione deve essere un’esperienza. “Guarire le radici” è un seminario di guarigione delle ferite d’infanzia, che ti consente un’esperienza totale e completa.
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6. Perché guarire?
Il punto di partenza, la molla che ad un certo punto fa sorgere in noi la decisione di occuparci del bambino interiore ferito, è la considerazione oggettiva della vita ATTUALE, di adulti: contempliamola, guardiamola con obiettività. Ci basti renderci conto di questi 3 punti:
- -Che cosa abbiamo . Hai 30 anni? 40 anni? O forse più? Cosa hai costruito? Cosa hai in mano? Stai facendo la tua vita o è la strada che qualcun altro ha deciso per te? La tua vita è delineata, ha un suo profilo? O è fumosa? Sei contento di ciò che hai o lo vorresti diverso o più espanso? Come sono i tuoi affetti e le tue relazioni? Nei vari ambiti, ti stai accontentando o sei felice? Vai avanti ancora per la sopravvivenza?
- -Che cosa vogliamo . Quali sono i tuoi desideri? Li ritieni realizzabili? Quanto sei disposto a fare? Hai aspirazioni autentiche? Che cosa ti sta veramente a cuore? In cosa consisterebbe la tua guarigione personale?
- -Quanto abbiamo a cuore noi stessi . Certamente se continuiamo ad anteporre gli altri a noi stessi, la nostra guarigione non accadrà mai!
Poiché le ferite del bambino interiore sono nascoste, non sarà certo la percezione chiara delle stesse a spingerci a scegliere il cammino della guarigione. Se aspettiamo di capire quali sono le ferite del nostro bambino interiore, per incominciare un cammino di consapevolezza e di guarigione, non lo inizieremo mai!
E’ la contemplazione della vita attuale, di te adulto, dei suoi limiti, di ciò che avresti voluto e che non hai ancora realizzato, delle sconfitte e dei fallimenti, che dovrebbe guidarti a capire che dentro all’adulto insoddisfatto c’è il bambino interiore ferito, e che quindi c’è un bisogno assoluto e improrogabile di guarigione.
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7. Attraverso le ferite si cresce?
Un luogo comune dice che si cresce anche attraverso la sofferenza, dunque le ferite d’infanzia sarebbero -secondo questa logica- propizie alla crescita. Ma è davvero così? E di che tipo di crescita si tratta? Abbiamo visto che:
- -le ferite fanno parte della scuola di sopravvivenza
- -in seguito alle ferite si forma l’ego o personalità
- -l’ego o personalità è una struttura funzionale alla sopravvivenza
Dunque in quest’ottica si può dire che le ferite del bambino permettono la crescita sì, ma la crescita dell’EGO, la quale accade automaticamente in seguito alle ferite. Non permettono certo la crescita della consapevolezza, del SE’, dell’armoniosa espressione ed espansione della nostra naturale energia!
Che cos’è l’ego e perché ti fa sopravvivere? E’ una configurazione limitata della tua energia, che è programmata per fare certe cose, per reagire in un certo modo dinnanzi a dati stimoli, il tutto usando male l’energia e sempre accontentando gli altri in cambio di una falsa approvazione. Sembra un controsenso, ma è così: finché sei il tuo ego, hai l’illusione di fare qualcosa per te, in realtà lo stai facendo per la società, per protrarre e salvaguardare delle convenzioni. E in tutto questo, ti senti isolato, separato dalla Totalità, dalla Natura, dall’Uno. Sei sradicato, perché di base sei separato da te stesso; tale separazione è partita dalle ferite d’infanzia, che ti hanno fatto allontanare dalla tua energia, con la quale sei venuto al mondo, e dalla sua interezza. Va da sé che un’esistenza basata sull’ego non può portare alla tua felicità, perché non è concepita per quello, non è quello il suo scopo.
Non puoi presumere di poter andare verso la felicità appesantito dalla corazza egoica, che ha la sola funzione di farti sopravvivere. Sarebbe come voler cucinare una torta avendo a disposizione solo 1 kg di cipolle, e per giunta marce.
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8. Guarire è crescere in consapevolezza
Allora, se vuoi essere felice hai solo una via: trasformare il tuo ego, smantellare quella struttura che blocca il tuo corpo e acceca la tua mente, e per farlo hai solo un modo: andare alla RADICE dove si è formata, ricostruire dove è partito il tutto, agire laddove è cominciata.
Guarire il bambino interiore ferito significa allora scegliere per te stesso un indirizzo diverso di vita, nel quale non sarai più costretto a crescere attraverso le ferite, attraverso la sofferenza, perché una volta guarito non sarai più interessato a sopravvivere, ma sperimenterai cosa significa VIVERE la tua vita.
Solo chi resta attaccato alla logica dell’ego, non può che attrarre ancora una volta la crescita attraverso la sofferenza: ripropone quel modello che ha introiettato con le ferite, da piccolo, e che non è disposto a lasciar andare.
La crescita vera, lo sviluppo pieno della propria energia, può accadere solo in seguito ad un atto deliberato, in cui l’individuo prende in mano se stesso e la propria vita e si riprende la facoltà di autodeterminare se stesso.
E’ ciò che facciamo nel ritiro esperienziale “Guarire le Radici”.
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