LIBERTA’ INTERIORE

La libertà è per l’essere umano tra i massimi valori riconosciuti, e tra quelli più controversi.

Che cos’è la libertà?

Finché cadiamo nell’equivoco diffuso di cercarla fuori, nel mondo esterno, restiamo inevitabilmente delusi.

In ambito spirituale si fa un gran parlare della libertà interiore, ma di cosa si tratta esattamente?

Dove e come cercarla? Esiste una via?

libertà interiore

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1. Liberi da qualcosa

Nel linguaggio comune, per libertà si intende essere liberi da qualcosa di esterno a sé: una libertà relativa, condizionata.

Il concetto può avere una valenza relazionale, sociale, politica, economica.

Vediamone qualche esempio:

  • -”Sono libera di stato” = non ho un marito, un partner
  • -”Domani sono libero” = non ho impegni
  • -”Hanno liberato i prigionieri: sono liberi!” = le persone hanno riacquistato i diritti umani, non sono trattenute contro la loro volontà
  • -”Libero scambio” = commercio senza vincoli
  • -”Siamo liberi di aderire o meno” = possiamo scegliere come comportarci in questa situazione.

Come si vede dagli esempi, si tende a parlare di libertà riferendosi a un ambito specifico, a una situazione, a una relazione con altre persone.

Comunemente, non si dice semplicemente “sono libero” senza altri attributi o specificazioni.

Cosa si intende? Siamo liberi in senso assoluto? Assolutamente liberi? Siamo liberi da tutto e da tutti?

Sicuramente qualcuno leggendo queste domande reagirà replicando “Eh sì sarebbe bello…troppo bello per essere vero!”

Gli esempi tratti dal linguaggio comune ci suggeriscono una traccia: la libertà sembra essere più un’assenza di qualcosa, che una presenza. Ma è proprio così?

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2. Liberi da che cosa?

In ciascuno di noi c’è un vivo anelito alla libertà. La associamo a cose belle e gradevoli. Ma l’essere umano, quando non è ancora pienamente consapevole, tende a cercare fuori da se stesso le cose più preziose. Non sa come condurre la ricerca dentro di sé. Allora guarda all’esterno, così si formano i desideri.

In ogni epoca e in ogni cultura, chi ha cercato la libertà nel mondo esterno è andato incontro a delusioni.

Nella società di ogni tempo gli uomini hanno cercato di vivere insieme e hanno creato leggi e norme sociali che impedissero ai singoli di ledere la libertà altrui.

Sono nati così i diritti e i doveri.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti noi: ciò non è servito a garantire il rispetto, i valori basilari dell’essere umano sono stati calpestati evidentemente.

Meno l’uomo è consapevole, più intende la libertà come il “fare quello che si vuole”, il che per lui equivale a agire e comportarsi in base all’istinto, all’energia rozza, che è rozza appunto perché egli ancora non la conosce, quindi non la capisce, non la sa governare, non ne è padrone.

E’ proprio vivendo in relazione con i suoi simili, che ha la possibilità di specchiarsi in essi e di procedere, tramite quelle che vive come “limitazioni della libertà”, verso una dimensione più consapevole di sé e della libertà stessa.

Se non coglie tale opportunità, egli tende a prevaricare sugli altri, in nome di una supposta libertà che altro non è che licenza; oppure, tende a farsi prevaricare, se ha una personalità condizionata a inibire la forza istintuale, piuttosto che darle sfogo.

Così nelle società di tutti i tempi si sono formati gli schiavi e i padroni: nessuno di essi può dirsi libero.

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3. Prigionieri nel conflitto

Nella sfera privata e personale, è assai diffusa la tendenza a sentirsi non liberi, e se ne imputano le cause a ogni sorta di doveri e di vincoli, dei quali si tende a lamentarsi come fossero ineluttabili, senza vedere che proprio noi ce li siamo costruiti. Eccone qualche esempio:

  • -Non posso concedermi una breve vacanza, lavoro tutti i giorni!
  • -Devo accudire i bambini, non riesco a dedicarmi a me!

E gli esempi potrebbero continuare…

Il denominatore comune di tali forme-pensiero è “O io o l’altro”.

Apparentemente non fa una grinza, di fatto è la persona stessa ad aver creato la realtà che le sta stretta e nella quale si sente non libera, tanto da vivere come un dovere qualcosa che fa parte della sua stessa vita.

“Devo…devo…devo…” il verbo dovere prende il sopravvento nella routine di chi non si sente libero. Ma che cosa mi impedisce di essere libero?

Che cosa c’è alla base del conflitto tra voglio e devo?

La radice è dentro noi stessi. E’ nel conflitto tra il bambino interiore e il superego.

Nasciamo liberi e aperti: se osservate un bimbo piccolo, noterete dai suoi movimenti e dalla sua espressione scaturire totale spontaneità: egli è libero di essere se stesso. Tuttavia non lo sa, perciò non si può dire che sia libertà realizzata. E’ innocente, ma inconsapevole; bisognoso di tutto, ancora privo di autonomia per badare a se stesso. Ha tutto il potenziale per diventare libero, per crescere e conquistare la sua libertà con consapevolezza.

Ai genitori il compito, tutt’altro che facile, di prepararlo a questo viaggio.

Tutti abbiamo ricevuto, attraverso l’educazione, un primo indirizzo alla nostra energia. Ma in quest’opera delicata gli adulti hanno saputo ascoltarci fino a un certo punto: credendo di far bene e animati delle migliori intenzioni, non hanno riconosciuto di cosa c’era bisogno affinché sviluppassimo al meglio noi stessi. Così, per esempio, ci impongono di comportarci in un certo modo per essere accettati, sottovalutano le nostre richieste o ci mettono a tacere bruscamente perché loro stessi hanno dei problemi…. la formazione della nostra personalità ne risulta disarmonica e inadeguata ad affrontare la vita da adulti.

Il viaggio verso la conquista consapevole di una vita libera e vera viene ostacolato da tutto ciò che nei primi anni di vita ha limitato l’espressione e l’espansione della nostra energia, che non è stata riconosciuta e quindi non è stata supportata.

Mancando tale sostegno, si cresce scollegati da se stessi, così ci accontentiamo di un punto di riferimento interiore fasullo, formato dalle figure genitoriali introiettate: il superego, un genitore interiore coercitivo che continuamente si intromette nelle nostre esperienze limitando la libertà.

Anche quando l’infanzia è finita e sono diventato adulto, mi critica e mi spinge verso il dovere, in automatico. Non mi permette di ascoltare cosa voglio per me stesso e di scegliere liberamente.

Ne deriva frustrazione, e quel che è peggio, non ci sentiamo liberi di uscire dal meccanismo, ma tendiamo a riproporlo perché la forza del meccanismo stesso sta nella coercizione e nella ripetitività. L’ennesimo devo, nell’inconscio detta così: “devo rimanere fedele al sistema e ai suoi condizionamenti, non posso uscirne, altrimenti da solo non ce la farò”. Ciò alimenta l’illusione che la libertà non esista, o che il prezzo da pagare non è alla propria portata. Ne deriva la rassegnazione come morte interiore, e in taluni la tendenza a cercare fuori ciò che non si ha il coraggio di trovare dentro, cadendo nel circolo vizioso di ricreare fuori il clima interiore che ci fa soffrire, e con ciò convalidando la propria sconfitta. Sfogando magari la propria frustrazione sulla società, che viene incolpata di averci tolto qualcosa che è invece nostra responsabilità andarci a riprendere.

Questo è il panorama interiore di tutti noi, e questo è ciò che troviamo allorché per la prima volta ci facciamo qualche domanda personale sulla libertà, e avanziamo qualche legittimo dubbio circa l’ineluttabilità dei doveri che impacchettano la nostra vita.

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4. Liberi da se stessi

Il primo atto di vera libertà è ribellarsi a tutto questo, rimboccarsi le maniche magari facendosi aiutare da qualcuno, e cominciare a lavorare su se stessi. Inizia il compito di smontare pezzo per pezzo il meccanismo, come se si trattasse di un motorino, per osservarne per la prima volta i costituenti, conoscerne il funzionamento.

Ci renderemo conto allora del sapore della libertà, cominceremo a fiutarla, a comprendere di cosa si tratta: conoscere la propria prigione è il primo gesto che un prigioniero fa per uscirne. Comincio a tastare i muri, vedo com’è fatta la finestra: per la prima volta mi rendo conto di dove sono. So che così come ci sono entrato, posso anche uscirne.

Man mano si comincia a conoscere la prigione, e a intravedere la via d’uscita, man mano l’attenzione è catturata dall’intento di riconquistare la libertà, non più dall’abitudine a autocommiserarsi.

Il viaggio verso la libertà ci fa già sentire liberi: è la consapevolezza di andare nella giusta direzione.

Prendere contatto con la prigione è diventare consapevoli della struttura dell’ego, del conflitto tra superego e bambino interiore, tra devo e voglio. E’ diventare consapevoli dei meccanismi mentali che ci intrappolano: è vedere che la nostra vita si svolge prevalentemente nella mente, e che nella mente non può esserci conoscenza di cosa sia la libertà, allo stesso modo in cui chi è vissuto tutta la vita in una prigione non può conoscere o immaginare la vastità dello spazio di un cielo stellato o del mare. Potrà farsene un’immagine mentale, e quell’immagine, se usata bene, potrà spingerlo a cercare qualcosa, ma non potrà mai sostituire o eguagliare l’esperienza di quella cosa.

La consapevolezza è la via verso la libertà: lavorando su di sé con la consapevolezza, ci rendiamo conto via via sempre meglio di cosa sia la libertà. La domanda “liberi da che cosa?” incomincia ad avere una risposta. Liberi da se stessi, dal proprio ego, dal sé inteso come realtà separata al proprio interno, e all’esterno. Liberi dall’illusione che ci sia qualcosa o qualcuno, dentro o fuori di noi, che ci limita, che ci obbliga, che ci vincola, che ci trattiene contro la nostra volontà.

Il lavoro della consapevolezza infrange le barriere della prigione interiore con la quale siamo stati così identificati da credere che fosse l’unica realtà possibile per noi, e invece era solo un’illusione.

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5. Vie verso la libertà

Uscire da una prigione totalmente illusoria e inesistente può essere più difficile che uscire da una reale. E’ senz’altro più facile far finta che la prigione sia una reggia nella quale ci sentiamo perfettamente a nostro agio, cosa che a molte persone riesce benissimo, che lottare per riconquistare una libertà vera.

E’ questo il motivo per cui l’essere umano si circonda di diversivi atti a intrattenerlo, che lo indeboliscono e lo confermano nella condizione di schiavitù.

Perciò uomini di tutti i tempi hanno creato vie per liberare se stessi: percorsi di crescita personale. La via facilita e velocizza il lavoro, perché in essa si condensano i contributi di tutti coloro che l’hanno percorsa e si sono liberati.

E’ importante che ciascuno scelga la via che gli risuona, che gli tocca il cuore, e che vada fino in fondo nel percorrerla. Così non potrà dire di non aver provato e nemmeno di non aver fatto tutto quello che doveva fare: se scegliamo una via con tutto il cuore, in essa liberiamo il nostro entusiasmo e la mente non avrà molto terreno per trovare scuse dietro le quali nasconderci o rinviare.

Ogni via ha le sue particolarità in base alle modalità utilizzate da chi la propone. Tuttavia, vi sono alcuni motivi comuni, in quanto l’essere umano è sempre quello, e la mente ha sempre gli stessi condizionamenti.

Vediamo ora due passi per liberare il SE’.

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6. La guarigione del bambino interiore

Un lavoro su di sé finalizzato alla liberazione non può non considerare la struttura dell’ego: come si è formata, in cosa consiste, cosa ha prodotto, e come portarvi guarigione con la consapevolezza. Scopriamo che è l’ego ciò che ci mantiene nei limiti di un’esistenza illusoria, nella quale non ci sentiamo liberi.

La struttura bio-fisio-psichica dell’ego o personalità, comprendente bambino interiore e superego, si è formata nell’infanzia e pertanto è il lavoro su quei vissuti e quelle memorie che ci aiuterà a scioglierla.

Il bambino interiore può crescere così da essere autonomo e non aver finalmente più bisogno di un superego coercitivo, e il superego stesso può diventare un nonno amorevole che coccola e dà dei saggi suggerimenti, pronto a farsi da parte e godersi la pensione :)

“Guarire le radici” è un processo appositamente strutturato per facilitare questo passaggio. Libero da te stesso in questo contesto significa libero dalla tua storia personale, libero dal passato e quindi libero dai condizionamenti. Percepisci te stesso come essere senziente, vitale e libero, pronto ad assumerti la responsabilità per accompagnare te stesso in tutto ciò che la vita comporta.

Responsabilità, una volta che hai unificato al tuo interno bambino interiore e genitore interiore, non fa più a pugni con libertà, perché non ti senti più costretto dalla vita, ma ricontatti il piacere di prenderti cura di te e di andare per la tua strada. Ti apri la via a conoscere te stesso più da vicino perché non ti senti più perseguitato e percepisci più spazio dentro di te.

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7. Intensivo di illuminazione: il seme della libertà

Un altro passo fondamentale nella riconquista della libertà, è riconoscere la propria identità essenziale o vero SE’: quello spazio interiore da cui ci viene facile e spontaneo essere se stessi, liberi dal giudizio degli altri perché sostenuti dalla consapevolezza e quindi non più dipendenti.

Molti Maestri, nei più svariati contesti, hanno sostenuto i discepoli a muoversi in tale direzione.

Se l’ego è una moneta falsa, qual è la mia vera identità, se ce n’è una?

La mente condizionata è formata da tante personalità, da tanti “IO”: l’identificazione con la personalità ci tiene segregati nel regno del molteplice, ci sentiamo non liberi perché siamo confusi e frammentati. Identificazione è illudersi che i personaggi che si susseguono sul nostro palcoscenico siano reali, siano veri: sentiamo, pensiamo e agiamo sotto il loro influsso, e così costruiamo la nostra prigione, una vita che non è la nostra.

Liberare se stessi è disidentificarsi, è riconoscere che nessuno di tali personaggi è il vero SE’.

L’intensivo di illuminazione è una via verso la libertà, in quanto ti permette di fare pulizia dentro te stesso, confrontare e smascherare le false personalità, quei piccoli “IO” che hanno avuto voce in capitolo nella tua vita solo perché tu non conoscevi TE stesso, non sapevi chi eri in realtà.

Nell’intensivo di illuminazione sei guidato dal quesito esistenziale “Chi sono io?”, che stimola in te la scoperta della tua verità: il tuo vero SE’.

La verità rende liberi. E la verità si rivela grazie alla consapevolezza.

Libertà interiore non è più solo una parola, un concetto o una bella chimera irraggiungibile, ma la TUA esperienza.

Ti rendi conto che c’è una sola libertà, è quella del tuo essere, e non è più nemmeno definibile come libertà interiore o esteriore, perché nell’esperienza diretta di te ogni barriera tra interno ed esterno viene a cadere da sé, senza che tu debba fare alcunché per abbatterla.

Realizzi che la libertà è un tuo diritto di nascita, ti appartiene, in quanto fa parte del tuo essere, da sempre. Dipende solo da te allungare la mano ed appropriartene, la libertà resterà con te tanto quanto tu resterai con te stesso.

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8. Liberi e basta: l’assoluto

L’intensivo di illuminazione è un processo di liberazione da tutte le identificazioni, le barriere che ti sei costruito credendo nella mente condizionata.

Chi sono io? Ogni “io” che ti pone delle limitazioni e delle condizioni, non sei tu. Chiedendoti chi sei, puoi accorgertene: riconnettendoti a te stesso trovi in te la presenza, la forza e ogni altra qualità ti sia utile per condurre avanti il tuo processo di liberazione.

Comprendi che non puoi essere nessuno dei tanti “IO” o personaggi che incontri dentro di te e che se ne vanno non appena ne diventi consapevole, lasciando il tuo spazio interiore libero. L’ampiezza della libertà si allarga e la percezione di essa si intensifica col procedere dell’indagine su chi sei.

Man mano ti liberi, i personaggi sfumano via e l’essere si rivela. Allora puoi dire di essere la libertà stessa.

Sei passato dal dire “Sono libero da…” al dire “Sono libero.” al dire “Sono libertà”.

Non sei più limitato perché schiavo del conflitto tra i vari “IO”

Non sei più nella condizione di libertà relativa perché riferita a qualcosa di passeggero, che non sei tu.

Chi sono io? Tu sei colui che libera se stesso. L’unità tra responsabilità e libertà inizia quando tu comprendi di esser stato tu a costruire la prigione e a mettertici dentro, te ne assumi la piena responsabilità, e quindi ti prendi anche il pieno potere di liberarti. Tu hai in mano le chiavi: la consapevolezza. Essa ti fa vedere che la prigione stessa era un’illusione, e che tu sei nato libero e sei sempre stato libero. Questa verità è talmente grande, che non può rimanere un concetto, la devi sperimentare se vuoi che sia tua.

Assoluto vuol dire ab-solutus (etim. latina), libero da condizioni. Ciò indica che la libertà è la tua essenza stessa, la tua intima natura. L’assoluto inizia dove tu scopri chi sei. Con l’intensivo di illuminazione ne fai esperienza.

 

di Renata Rosa Ughini

Copyright 2012

Tutti i diritti riservati

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