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In un precedente articolo abbiamo recensito il film “Faccia a Faccia” in cui il protagonista si trova di punto in bianco davanti al suo bambino interiore, che combina un sacco di guai.
Abbiamo di recente rivisto un altro film sul tema, in cui il protagonista si trova un bel giorno a quattr’occhi nientemeno col suo SUPEREGO, o tiranno interiore.
Si tratta del film “Fight Club”.
Se l’avete già visto, può esservi gradito rivederlo da un nuovo punto di vista. Se non l’avete ancora visto… beh, vi consigliamo di vederlo e POI leggere questo articolo, così da non precludervi quel pizzico di suspance che ve lo farà vedere fino alla fine senza conoscere il finale anzitempo né essere influenzati da alcuna interpretazione. Buona visione!
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Fight club: la palestra di combattimento del Superego
Trovarsi ad avere a che fare col superego non è uno scherzo! E’ quanto succede a tutti noi, senza che peraltro ce ne rendiamo conto, quando viviamo la vita – anzi, sopravviviamo appena – all’insegna della lotta, del combattimento, del conflitto sia nel mondo esteriore che nel mondo interiore.
Ed è quello che capita al protagonista del film “Fight Club”, un giovane uomo il cui vero nome rimane sconosciuto, e che viene chiamato “Jack” (Edward Norton). All’inizio del film viene dipinto come un personaggio insoddisfatto di sé, un impiegato incolore che trascina una vita senza senso e frequenta la sera gruppi di ascolto per malati terminali, pur non avendo malattie gravi, perché soffre di insonnia, è ossessionato da pensieri negativi ed è terribilmente solo. Gli incontri di terapia di gruppo sono dunque per lui un goffo tentativo di sfuggire al suo isolamento, che però si fa sempre più grave in quanto lui resta scettico e distaccato, chiuso nel proprio cinismo. Lì incontra una giovane donna, Marla Singer, con la quale innesca una relazione di attrazione e repulsione, in quanto scopre che lei sta facendo il suo stesso gioco: non è malata, ma si reca agli incontri per altri fini, perché non sa dove altro stare, o vuol essere compatita.
Una sera Jack fa la conoscenza di Tyler Durden (Brad Pitt), uno strano personaggio dai comportamenti ambigui, che subito lo incuriosisce e lo coinvolge col suo modo di fare seduttivo e apparentemente anticonformista. All’inizio esitante, Jack il giorno dopo va in cerca di Tyler chiedendogli aiuto, in quanto la sua casa è stata incendiata da un’esplosione conseguente a una fuga di gas che ha distrutto l’intero palazzo. E’ così che Tyler ospita Jack nella sua strana casa: un enorme vecchio edificio buio, sporco e fatiscente, che fa da sfondo all’instaurarsi tra i due una relazione di codipendenza: Tyler è il carnefice, spavaldo e arrogante, e Jack la vittima, consenziente, che stando al gioco del più forte cerca di sfuggire all’auto-immagine del perdente, emulando Tyler che diventa il suo modello di uomo forte, vincente e che sa il fatto suo.
Ben presto Tyler introduce Jack alle attività serali del Fight Club, un raduno segreto di combattimento clandestino, che nelle intenzioni di Tyler dovrebbe avere lo scopo di riunire uomini insoddisfatti e frustrati della vita che conducono in una società alienante e permetter loro di tirar fuori tramite le botte e i pugni la loro rabbia repressa. Inizia qui la parte più violenta del film, che può apparire disgustosa e aberrante se la si guarda facendosi trascinare via dal giudizio e dall’emotività. L’ambiente squallido, le scene di combattimento, con sangue che scorre e forza bruta, possono esser visti come l’estremizzazione dei conflitti che si vivono quando non si è in pace con se stessi, ma si è costretti a sopravvivere in una condizione di nevrosi, per cui l’alternativa è “o soccombo io o faccio fuori l’altro”. E questo “altro” si è convinti che sia fuori, invece è dentro di sé, così che ogni conflitto si risolve in un’azione di auto-distruzione, in un acuirsi del senso di separazione interiore.
Il film prosegue con varie vicende legate all’estendersi a macchia d’olio del Fight Club, del quale nascono “filiali” in tutto il mondo, comandate dallo scaltro e imprevedibile Tyler, che col suo modo di fare bizzarro e provocatorio raccoglie numerosi adepti, spingendoli a compiere azioni estreme, atti di vandalismo con l’obiettivo di sovvertire il sistema socioeconomico. Jack esegue gli ordini di Tyler in tutto, fino a diventare egli stesso un terrorista, disposto a tutto pur di continuare a distruggere.
Nell’ultima parte del film, in una circostanza improbabile, emerge la cruda verità: Jack scopre che Tyler non esiste, non è una persona in carne ed ossa, ma è una parte di sé stesso, un personaggio che esiste solo nella sua psiche, e che lui ha inscenato, dandogli credito, per permettersi di uscire dal “personaggio Jack” che abbiamo visto all’inizio del film, debole e sventurato. Allorché se ne rende conto, decide di costituirsi, per porre fine ai disordini che il Fight Club e i suoi seguaci stavano provocando in tutte le città, ormai braccati dalla polizia e dalle forze dell’ordine. In una delle ultime scene del film, Jack si spara, credendo sia l’unico modo per sbarazzarsi anche dello scomodo “alter ego” Tyler, ma …… (vi lascio guardare l’ultima scena senza commentarla).
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Il superego: il tiranno interiore o giudice interiore
Durante tutto il film, a ben guardare, si capisce che Tyler non è un personaggio vero: il suo modo di fare stereotipato, le circostanze in cui è inserito, e molti altri indizi, evidenziano che c’è qualcosa di strano; non sembra un uomo, ma una specie di comparsa, di ritratto o maschera.
Vi vediamo rappresentati i tratti distintivi del superego:
- Il giudizio: il superego vi crea una falsa identità, basata su ciò che vi vuol far credere; è sempre pronto a dirvi “ecco, così vai male” e con ciò vi induce a far qualcosa in funzione di ciò che per lui andrebbe bene. Sotto l’influenza del superego, voi proiettate tale giudizio sugli altri, e ne diventate i carnefici o le vittime. Lo schema di codipendenza che avete dentro si ripercuote fuori di voi nelle vostre relazioni.
- Il dovere: il superego ingiunge, è una struttura psichica fatta per comandarvi, per dirvi cosa dovete o non dovete fare, per rendervi schiavi o vittime e far sì che svolgiate la vostra esistenza senza chiedervi se ciò vada bene o male per voi: il problema non deve porsi, dato che il superego ha sempre pronta una falsa soluzione per ogni circostanza.
- La violenza: il superego non è mai gentile, ma è violento e aggressivo, la sua attività è imporsi prima che voi abbiate modo di capire com’è per voi, e abbiate il tempo di dire la vostra; siccome è teso a prevenire la vostra eventuale ribellione, vi violenta psichicamente, e lo fa stroncando ogni vostra spontaneità. Sovente fa in modo che voi stessi siate violenti contro di voi, ciò è rappresentato nel film quando Jack si picchia da solo.
- L’insensibilità: il superego è insensibile e produce insensibilità, perché è costantemente impegnato a uccidere il sentire, è contrario ai sentimenti; chi si trova sotto l’influenza del superego fa fatica a contattare qualcosa di autentico dentro di sé, rifugge dall’essere vulnerabile, e qualora gli pare di sentire, si tratta dell’effetto di convinzioni e pensieri, non di percezione diretta di come sta.
- Il controllo: il superego vi controlla in tutto quello che fate o non fate, avete la sensazione di fare per qualcun altro o di non esser soddisfatti di voi, o vi sentite oltremodo stanchi, oppure si somatizza, come Jack che nel film soffre di una grave forma di insonnia: nemmeno di notte il suo superego lo lasciava in pace!
- La distruttività: il superego non è creativo, ti impedisce di essere creativo. Il superego è distruttivo, ti ha distrutto la vita fin dalla tenera età, è il meccanismo di sabotaggio che hai dentro, l’abbiamo tutti, nessuno escluso. Dice “no, non puoi” o “non ce la fai” quando vuoi creare qualcosa di bello, di originale, di vivo.
- Il disprezzo: il superego non è mai incoraggiante, non ammira, non apprezza, non è grato. Al contrario, si nutre di giudizio, di pensieri negativi, ti fa sentire uno zero, ti svalorizza, ti depotenzia, ti toglie energia e si nutre della tua rabbia, del tuo senso di impotenza.
- La megalomania: il superego ti ha sottratto la giusta misura di te, ti confonde facendoti sentire troppo elevato o troppo misero, e anche quando ti esalta, non ti dà energia, ma soltanto va a alimentare il tuo ego, il tuo falso senso di te. Ti trascina in imprese folli, facendoti credere che stai perseguendo una giusta causa, che in realtà tu non senti vibrare dentro di te. Lo fai solo per dimostrargli che vali.
- L’offensività: il superego deve offendere e offenderti, perché anche quando ti dice qualcosa di vero, lo fa con una modalità inaccettabile, subdola, rozza, sconnessa da te.
Come si vede, ce n’è per tutti! In ogni angolo della nostra vita che non risplende, c’è nascosto lui: il superego. Come in quella scena del film in cui Jack sta per aprirsi a Marla, sta per rendersi vulnerabile, e Tyler, dalla cantina, lo ascolta e prontamente gli suggerisce una frase tagliente con cui troncare il dialogo e estromettere la ragazza dalla sua vita.
Per una panoramica dettagliata del superego e delle sue attività, vi invitiamo a leggere il cap. 9 del libro “Conosci Te Stesso” di Asimo.
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Ma da dove viene? C’è un modo per sconfiggerlo?
Il superego o giudice interiore si forma a partire dalla prima infanzia, è ciò che resta in te dei tuoi genitori. E’ la traccia psichica che mamma e papà hanno impresso, con il loro rapportarsi a te bambino, le loro cure e l’educazione impartita.
Quando eri molto piccolo, ti riferivi a mamma e papà per stare al mondo e crescere, erano loro i modelli da imitare e la fonte della tua sopravvivenza fisica e affettiva. Lì ha cominciato a formarsi l’ego, la tua struttura mentale, e il suo sovrintendente, il superego. Ogni volta che la tua energia vitale spontanea di bambino si esprimeva non trovando negli adulti di riferimento l’adeguato sostegno, è accaduta una ferita, una separazione tra chi tu eri e ciò che i genitori si aspettavano da te. E’ così che dentro di te hanno cominciato a prender forma il bambino interiore e il superego o giudice interiore, l’uno in conflitto con l’altro.
Finché sei in età infantile, malgrado il ripetersi di situazioni in cui non ti senti amato per quello che sei, godi comunque della protezione dei tuoi genitori.
Quando entri nell’età adulta, dai 18 anni in poi dovresti essere in grado di prenderti cura di te in prima persona. Ed ecco che sei completamente in balìa del tuo superego. Sei nelle sue grinfie, e il solo motivo per cui non te ne rendi conto è che sei identificato, ovvero non hai spazio per osservare.
Col tempo e con lo svilupparsi dell’intelletto, hai perduto contatto col tuo bambino interiore, che però non è scomparso: è relegato nell’inconscio, e lì aspetta di essere amato, ascoltato, capito. E il superego detta legge, costringendoti a fare cose di cui tu non conosci il senso, spingendoti in direzioni che fai tue solo pensandole con la mente, ma di cui in profondità dubiti, e che non ti rendono felice.
Che fare? La maggior parte delle persone esistono così, in un Fight Club, non accorgendosi delle conflittualità latenti, che ripropongono nel quotidiano. E magari vogliono la pace nel mondo e tante altre belle cose! Quando si dice che l’origine delle guerre è dentro di noi, si è ancora sul vago. C’è una sola guerra, ed è quella tra bambino interiore e superego, è così che ci sentiamo presi tra due fuochi, e il dubbio scaturisce dal non saper mai da che parte stare.
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Come venirne a capo?
Il lavoro di pacificazione tra bambino interiore e superego è il VERO lavoro su di sé, è il lavoro di una vita. L’abbiamo detto tante volte, e non ci stancheremo di ripeterlo, chi immagina di fare crescita personale ma elude questa tematica, rimane nell’illusione di crescere, ma non si incarna, non progredisce veramente, perché resta tagliato fuori dalle radici di sé. Magari si crede di aver già risolto il passato, ma non si è andati abbastanza in profondità da accorgersi che non è così, che ci sono i ricordi di copertura, e che finché c’è un EGO c’è ancora un superego.
La scena di “Fight Club” in cui Jack vuol sconfiggere Tyler e si spara è emblematica: non puoi battere il superego con i suoi stessi mezzi, se no sei fregato, fai solo del male a te stesso. Se pretendi di far fuori il superego giudicandolo, combatti una battaglia persa, perché nel giudicare nessuno può batterlo. Non puoi dunque usare la mente condizionata, la quale è il frutto del suo stesso lavoro, si è formata alla sua palestra.
Non puoi uccidere il superego per un solo motivo: il superego non esiste. E’ un personaggio fittizio.
Devi andare più in profondità se vuoi ristabilire l’unità, l’amore e il giusto relazionarti in te stesso. E questa profondità è il contatto autentico col bambino interiore, la parte di te che è stata ferita dal superego, è stata repressa e schiacciata dal superego.
Non puoi lavorare col superego, non ti ascolterà mai. Invece, puoi lavorare col bambino interiore, che ti sta aspettando: egli è un grande serbatoio di energia emotiva bloccata che vuol riprendere a scorrere, ritrovare le giuste vie per concorrere a creare la tua vera vita.
Non è un lavoro facile, ci vuol pazienza. Abbiamo già esposto in un precedente articolo in cosa consiste la guarigione del bambino interiore. Per realizzarla a livello esperienziale, vi invitiamo a partecipare al corso “GUARIRE LE RADICI”.
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E dopo, cosa succede?
Una volta che ti sei dimostrato in grado di ascoltare, curare, amare il tuo bambino interiore, inizia un capitolo completamente nuovo del tuo viaggio di pacificazione interiore. A quel punto, non sei più in balìa del tuo superego, ma hai iniziato a riconnettere il bambino e il genitore dentro di te. Nel momento in cui le ferite del passato sono state sciolte in gran parte, il superego automaticamente si placa di conseguenza, si trasforma, e da tiranno diventa più collaborativo, da aggressivo diventa dolce, da sabotante diventa sostenente. Non si può più chiamare superego, perché hai recuperato dentro di te una genitorialità sana verso te stesso: è il genitore interiore.
Forse ci sarà ancora una piccola parte dura e difficile, ma sarai in grado di osservarla, di comprenderla e di via via integrarla.
La guerra finisce. Inizia la vita vera.
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di Renata Rosa Ughini
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Grazie alla lettura dei vostri scritti riesco a capire alcune cose che prima mi erano incomprensibili.