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I Grandi Maestri ci parlano dell’illuminazione spirituale
Chiunque si addentri nella ricerca dell’illuminazione spirituale, si imbatte nel paradosso del non poterla apprendere da chi l’ha già conseguita. Che cos’è l’illuminazione spirituale? Si tratta di una esperienza diretta pre-concettuale, sulla quale non si può dire nulla.
O, se preferite, si può dire tutto e il contrario di tutto.
“Il TAO che può essere detto non è il vero TAO”
I maggiori Maestri di tutti i tempi, con un gesto d’amore, hanno sfidato il limite della non comunicabilità.
Ci hanno consegnato perle preziose nel cammino verso l’illuminazione spirituale.
Abbiamo qui riportato alcuni brani Di Maestri Illuminati, sull’illuminazione spirituale.
Con l’invito ad approfondire leggendo poi i testi per intero.
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OSHO: cos’è l’illuminazione spirituale
“Secoli di educazione sbagliata vi hanno completamente confuso le idee rispetto all’illuminazione. La parola illuminazione suscita l’immagine di qualcosa di etereo, di ultramondano, sembra riferirsi a qualcosa che esiste oltre la morte, o che riguarda i morti. Non c’è nulla di più sbagliato.
Se vuoi essere felice, non hai altra via che l’illuminazione. E se vuoi essere ordinario, solo l’illuminazione ti renderà ordinario. Se vuoi amare ed essere amato, questo è possibile solo attraverso l’illuminazione. Pertanto cerca di comprendere cosa intendo io per illuminazione. E’ un semplice essere ordinario, sano, consapevole, intero, integro, totale.
La mente, ogni mente, cerca lo straordinario. Tale è la natura dell’ego: cerca sempre di essere qualcuno di speciale. Ha sempre paura di non essere nessuno, ha paura del vuoto interiore, e cerca di riempirlo di qualcosa, di qualsiasi cosa. Ebbene, ogni essere umano cerca la straordinarietà, e questo genera sofferenza.
Essere nessuno
Infatti, è impossibile: essere un nessuno è la tua stessa natura; il non-essere è la materia di cui sei fatto. Comunque ci provi, non puoi riuscirci; l’impossibilità di essere qualcuno è insita nella natura stessa delle cose. Puoi solo essere un nessuno, ma non c’è nulla di male nell’esserlo. Anzi, nel momento stesso in cui accetti il tuo essere nessuno, l’estasi inizia a irradiarsi in te in ogni direzione, immediatamente.
Per me l’illuminazione è proprio questo: riconoscere, rendersi conto, accettare di essere nessuno. Allora, improvvisamente, cessi di sforzarti di fare l’impossibile. Improvvisamente, smetti di cercare di tirarti su per le stringhe delle scarpe: ti rendi conto che è assurdo, e smetti. E una risata si diffonde in tutto il tuo essere: improvvisamente sei calmo, raccolto in te.”
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OSHO : il conseguimento dell’illuminazione spirituale
-La saggezza e la comprensione crescono gradualmente oppure arrivano all’improvviso come un’esplosione?-
“La comprensione non arriva né gradualmente né improvvisamente, perché esiste da sempre. Ce l’hai già, in questo preciso momento. Non è qualcosa che si verifichi nel futuro. Te la porti dentro, nello stesso modo in cui un seme contiene in sé l’albero, o una donna porta in grembo un bambino. La porti in te in questo momento.
Pertanto dipende da te: se la tua intensità è totale, ci arrivi improvvisamente. Se non è totale, ci arrivi a poco a poco, per passi successivi. Ma la comprensione non arriva: tu stessa sei comprensione. L’illuminazione non è qualcosa che accade: tu stessa sei illuminazione.
Desiderio totale di illuminarsi
Ricordalo, perché in questo caso la scelta è tua. Se il tuo desiderio è totale, nel suo fuoco bruciano tutti gli strati che ricoprono la comprensione, e all’improvviso la luce risplende. Ma dipende da te: essere improvvisa oppure graduale non è una proprietà dell’illuminazione.
Non scaricare la responsabilità: è così che nascono scuole e filosofie. Per esempio, in Giappone ci sono due scuole di Zen: una crede nell’illuminazione improvvisa, l’altra nell’illuminazione graduale. Come se fosse una qualità dell’illuminazione, essere improvvisa oppure graduale! Non è una qualità dell’illuminazione: l’illuminazione è sempre presente, sta a te scegliere. Se il tuo desiderio è totale, neppure un momento va perduto. Ma se il tuo desiderio non è totale, significa che tu stessa non sei disposta a illuminarti adesso. Significa che tu stessa vuoi rimandare, vuoi l’illuminazione domani, un altro giorno, e continui a fare giochetti. Se sei veramente sincera, non c’è alcun intervallo fra il desiderio e la sua realizzazione: può accadere in questo stesso momento.
Non occorre perdere neppure un istante, perché l’illuminazione esiste già: basta guardare dentro di sé; ma se non la vuoi adesso, possono volerci millenni.
[…]
Un fatto di responsabilità
La gente è astuta, perché la mente è furba. E la massima astuzia della mente consiste nello scaricare sempre le proprie responsabilità. Se l’illuminazione è un processo graduale, non c’è niente da fare, ci vorrà molto tempo. E se l’illuminazione è improvvisa, ti chiedi:”Allora, perché a me non è già successo? No, non può essere! D’altra parte, anche se fosse, se l’illuminazione fosse improvvisa, e non richiedesse una lunga preparazione, cosa posso farci? Non posso che aspettare, quando arriverà arriverà”.
Cerchi semplicemente di sottrarti alla responsabilità che deriva dal fatto che è una tua scelta. Non credere di sottrarti alla responsabilità di scegliere: è impossibile.
[…]
Dipende sempre da te
Se la mente dice: “L’illuminazione è graduale” è una scelta; se la mente dice: “L’illuminazione è improvvisa”, anche quella è una scelta.
Se scegli l’illuminazione improvvisa, vuol dire che vuoi lasciar cadere ogni disciplina e ogni sforzo: non c’è niente da fare; quando accade, accade. E’ qualcosa che accade all’improvviso, è come un fulmine. Quando viene viene, impossibile prepararsi. Non è come la corrente elettrica per uso domestico, che si accende con un interruttore… Non dipende da te, è un fenomeno imprevedibile, perciò non puoi fare altro che aspettare. E’ come se tu avessi un telegramma da leggere, e aspettassi l’arrivo di un fulmine per farti luce. Non puoi che stare lì ad aspettare: quando arriverà un fulmine, leggerai il telegramma. Che altro puoi fare? Chi vuole sfuggire allo sforzo, preferisce l’illuminazione improvvisa. Viceversa, chi vuole sfuggire alla grande, totale responsabilità del fatto che l’illuminazione è possibile ora, subito, sceglie la filosofia dell’illuminazione graduale.
Io non dico nulla dell’illuminazione: dico qualcosa solo a proposito di te. Sta a te desiderarla: desiderio totale uguale illuminazione improvvisa; desiderio parziale uguale illuminazione graduale. Non ha nulla a che vedere con la natura dell’illuminazione, ricordatelo.”
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OSHO : illuminazione spirituale, consapevoli dell’ovvio e vedere il sacro in ogni cosa
“L’illuminazione è la piena consapevolezza del proprio vuoto interiore, senza lotta; anzi, con gioia, nell’estasi. […]
Purtroppo tu hai dimenticato come avvicinarti a quell’estasi: vai dalla parte sbagliata, la cerchi dove non c’è. La cerchi fuori, ed è dentro. La cerchi lontano, ed è vicina. Credi che sia sulle stelle più lontane, ed è proprio davanti a te. […]
L’ovvio è il problema; e l’illuminazione è divenire consapevoli dell’ovvio: nella consapevolezza dell’ovvio, il problema scompare. Vivere una vita non problematica, è vivere una vita illuminata.
Più consapevolezza
E’ un modo di essere completamente diverso. Non ha nulla a che fare con il raggiungimento di mete, con l’imparare, con il praticare, con lo sforzo. Tutto ciò che occorre, è un po’ più di consapevolezza. Così che tu sia in grado di percepire e di vedere ciò che hai di fronte. La soluzione è più vicina, molto, ma molto più vicina di quel che ti immagini. Non cercarla lontano: è dentro di te!
Quando ti sei stabilizzato in te stesso, quando sei centrato, radicato, hai la più assoluta libertà: vai e ama, vivi nel mondo. Allora sarai in grado di goderne, di assaporarlo, di penetrarne le possibilità più profonde. Ogniqualvolta entri nelle sfere del profondo, sempre ci trovi il divino. Ogni cosa appartiene a dio, ed è divina. Illuminazione è questo: vedere pulsare il sacro in ogni cosa.”
Osho, da “Fra le rive del Nulla”
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Osho parla del samadhi
“Sei simile a una cipolla, continui a pelarti. Getti via uno strato, il più superficiale, poi ne affiora un altro e getti via anche quello, lo lasci cadere… E un altro ne affiora, questo processo prosegue, strato dopo strato. Ma un giorno, l’ultimo strato viene pelato via e nelle tue mani resta solo il nulla. L’intera cipolla è scomparsa. Ti guardi intorno e non riesci a trovare te stesso.
Questo è il momento in cui si realizza la meditazione: ora non è più meditazione, è diventata samadhi. E’ diventata ciò che in Occidente si chiama estasi, ma dovrebbe esser chiamata instasi, non estasi! E’ una parola che deriva dal greco ekstasis, che significa “stare al di fuori di”. Stare aldifuori della tua personalità, o della tua pelle, così totalmente da non esserne più parte: quella è estasi. Ma il samadhi è più simile a un’instasi: stare dentro di sé così profondamente che sia l’interno che l’esterno scompaiono.
Sei intimo con te stesso
Tu sei diventato l’intimità più intima, l’essenza stessa del tuo intimo: non sei all’interno del tuo essere, sei l’intimità per eccellenza. Questo è samadhi. La parola samadhi viene da due radici: una è sam, che significa insieme, assolutamente insieme; l’altra è adha, che significa andare, raggiungere, essere. Dunque: essere insieme, raggiungere l’intima unione, diventare un’unione; samadhi significa diventare così unito, cos’ uno, così cristallizzato, che dentro di te non esiste più nulla di opposto a te. Sei diventato un’unità, un unisono, un’armonia di tutti gli opposti.
Pela la tua cipolla, e non fermarti da nessuna parte, non fermarti prima che il nulla assoluto sia accaduto. Il nulla assoluto è la meta, shunyata: tutti gli strati scomparsi e il vuoto tra le mani. Sei lasciato solo, senza alcuna esperienza.
La spiritualità non è un’esperienza: è un ritornare, un ricadere in colui che sperimenta.”
Osho, “Il regno dell’accadere”
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Osho sulla ricerca dell’illuminazione spirituale
“Nascosto dentro di te esiste il non-Sè. Nascosto dentro di te c’è il vuoto, il nulla, ciò che Buddha ha chiamato shunyata, il nulla assoluto. Non puoi conseguire l’illuminazione attraverso la ricerca. Là ogni ricerca fallisce, poiché, fino a quando il ricercatore non viene perduto, l’illuminazione è impossibile. E come può essere perso il ricercatore, se esiste la ricerca? Come si può abbandonare il ricercatore, se è presente il sé? No, non è possibile. Cosa accade, dunque? Come ci si illumina?
Un uomo cerca e indaga, poi giunge un momento in cui comprende l’assoluta assurdità di quella ricerca. Infatti, puoi ricercare solo qualcosa che ancora non è in te. Puoi ricercare qualcosa che si trova nel futuro, ma come puoi ricercare qualcosa che già esiste? Ricercandolo, ti sfuggirà.
Colui che cerca è la cosa cercata
Come puoi ricercare il ricercatore stesso? Un ricercatore può ricercare qualsiasi cosa, tranne se stesso. E’ assurdo che tenti di ricercare se stesso! Come potrebbe? Una ricerca richiede distanza tra chi ricerca e la cosa ricercata. Quando quella distanza non esiste, e di fatto una simile distanza non può affatto esistere: colui che ricerca è la cosa ricercata! Allorché lo si comprende… e ricorda, lo si comprende dopo una lunga e spasmodica ricerca… No, non sto dicendo di abbandonare ogni ricerca: lo si comprende dopo infiniti fallimenti, quando ogni speranza è perduta.
Lo si comprende solo dopo aver ricercato, solo dopo aver indagato in tutti i modi possibili e immaginabili. Dopo aver fatto tutto ciò che era possibile fare, nulla è rimasto di intentato… Allora ci si siede semplicemente e la ricerca decade, abbandonandoti. Nessuna speranza, nessuna possibilità di realizzare alcuna meta. In un istante di assoluta frustrazione si abbandona la ricerca. Così accadde al Buddha, così è accaduto a me, così è sempre accaduto.
Lo sforzo nella ricerca
Tu fai uno sforzo immenso, disumano: è necessario! No, non dico che in questo preciso istante tu puoi abbandonare la ricerca, come potresti, se non l’hai ancora intrapresa? La ricerca è qualcosa di arduo. Fa ogni sforzo possibile, usa tutta la tua energia, d’altra parte non voglio dire che realizzerai qualcosa grazie alla tua ricerca. Senza, non realizzerai mai; per suo tramite, nessuno si è mai realizzato! Devi passarci attraverso.
Incamminati, e verrà il momento in cui ne uscirai, allora sarai libero da ogni ricerca, da qualunque indagine. All’improvviso, ti volgerai all’interno, perché la ricerca è sempre estroversa. Ricercando, guardi sempre altrove, ricercando, corri da un posto all’altro, ricercando, ti sosti in tutte le direzioni. Mentre dentro di te esiste qualcosa che trascende ogni e qualsiasi direzione. Puoi chiamarla “l’undicesima direzione”. Dentro di te esiste qualcosa che non richiede affatto alcuna ricerca: si deve solo comprenderlo. Accade in un istante, neppure in un istante, in un baleno… neppure in quello, non accade nel tempo.
La ricerca si arresta, il ricercatore è svanito, e all’improvviso eccolo lì. E’ sempre stato presente!”
– Osho – cit.
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Sri Bhagavan spiega cos’è Mukti
“Mukthi (illuminazione spirituale) si può definire in vari modi. La definizione generale che do io per Mukthi (= illuminazione spirituale) è la liberazione dei sensi. Ora, quando tu vedi, non vedi senza l’interferenza della mente. Se tu puoi vedere senza che la mente interferisca, allora quel vedere è mukthi. Se puoi sentire senza l’interferenza della mente, quello è mukthi (= illuminazione spirituale). E la stessa cosa vale per l’odorato, per il tatto e perfino per il pensiero. Si può osservare anche il pensiero senza esserne coinvolti.
Ora quel che succede è che quando stai pensando, pensi di essere tu quello che pensa. Mentre, in effetti è possibile vedere il flusso dei pensieri come indipendente da te. Questa è una realtà fisica, in effetti puoi realmente vedere i pensieri, qualsiasi tipo di pensiero che viene verso di te e va via da te… Tu li puoi guardare. Allora, questo è lo stato di Mukthi (= illuminazione spirituale), cioè la completa liberazione dei sensi dal controllo della mente. E’ solo un cervello di questo tipo che vive effettivamente. Perché ovunque ci sia la mente che ha il controllo, tu non vivi per davvero.
Liberazione dal controllo della mente
Quando la mente non c’è allora tu stai veramente vivendo. Perciò quando le persone mi chiedono quale è lo scopo della vita, la mia risposta è: se tu stessi vivendo, non faresti questa domanda. Lo scopo della vita è vivere, e questo cosa significa? Significa vivere la vita dei sensi (vista, tatto, odorato, udito, etc.). I sensi devono essere indipendenti, cioè liberi dalla mente.
Ora quel che ti succede è che tu non fai assolutamente l’esperienza della realtà. La realtà vera è quello che fluisce attraverso i sensi. Mentre tu, ogni volta, non fai altro che interpretare tutti i dati che ti arrivano. Guardi un albero e dici “è un albero grande, piccolo, verde, o di mango o di questo o di quello…”. Per tutto il tempo hai sempre dei commenti, in continuazione…. Anche quando ti siedi a mangiare, non stai mangiando il cibo, ma stai lì a pensare e fare commenti sul lavoro, la famiglia, l’ufficio o anche il cibo stesso… Non fai l’esperienza del cibo.
Gioia e amore incondizionato
Perciò nelle “Mahavakyas” ho detto che se tu facessi l’esperienza della realtà così com’è, faresti l’esperienza della beatitudine. Vedresti come tutta questa creazione è perfetta, è la cosa più bella che ci sia, e tu sei già in paradiso. Sei tu che l’hai resa un inferno.. E’ possibile liberare i sensi dalla presa del pensiero. Il pensiero è necessario, quando richiesto e non quando interferisce.
Non c’è ragione per cui il pensiero debba venire sperimentato in continuazione. Quando i sensi si liberano del controllo del pensiero o della mente, allora diciamo che fai l’esperienza della gioia e dell’amore incondizionati. Questa è una tale gioia che tu ti senti connesso con tutti e scopri il vero amore. E questo vero amore e questa vera gioia non sono separati, sono tutt’uno. Questo è un accadimento naturale. E’ il nostro vero essere, questo è quello che dovrebbe essere sempre l’esistenza naturale dell’essere umano.
Vie di fuga
Dato che non fai sempre questa esperienza, la tua vita è diventata terribilmente infelice. Per sfuggire tu cerchi delle vie di fuga alla tua infelicità, che esiste solo perché tu non fai l’esperienza della realtà. Perciò le persone si danno all’alcool, alla droga, al sesso etc., perché quello che c’è nella loro vita non ha significato.
La realtà così com’è
E il tentativo di questo movimento è quello di farti fare l’esperienza della realtà così com’è. Quando questo succede, tu scopri l’amore e la gioia incondizionati, e senti che sei connesso con tutto e tutti. Non ti senti un individuo separato, non vivi più solo per te, perché sei diventato tutti gli altri… Questo non è un concetto, o simile, ma è una realtà di tutti i giorni, quando sei illuminato o quando sei diventato un “muktha”. Ci sono migliaia di persone che ci sono già arrivate in questo stato, anche alcuni di quelli che sono seduti qui.”
Sri Bhagavan, brano tradotto da un discorso del 2008
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“Bhagavan, cosa va via quando uno si illumina?”
“In effetti non c’è niente che va via, soprattutto perché in realtà non c’è niente tranne la tua illusione. Per esempio siamo in una grande città e vediamo un cartellone pubblicitario della Coca Cola. Ci sembra che le lettere si muovano. Mentre in effetti non c’è niente che si muove tranne le lampadine che creano quella illusione. Cioè in realtà non c’era niente che si muoveva, era solo la tua percezione, ed ora ti rendi conto che erano solo le luci che lampeggiavano.
E qui vediamo che in pratica è la stessa cosa. Non c’è niente che va via perché in realtà non c’è niente, è solo la tua percezione che cambia.
Esempio
Come quando pensi che lì fuori ci sia un serpente e ne sei terrorizzato. Poi arriva qualcuna che porta una luce e tu ti accorgi che è solo una corda. Non c’è nessun serpente e a quel punto la paura è istantaneamente scomparsa. Non c’è stato bisogno di sforzo o di tempo, la paura è semplicemente sparita.
Allo stesso modo in questo caso, non c’è bisogno ne di tempo ne di sforzo. Potresti essere non illuminato in questo momento ed essere invece pienamente illuminato nel momento successivo. Si tratta solo di rendersi conto che questa è una corda e non un serpente. La paura sparisce senza bisogno di tempo o sforzo.
Cambiamento di percezione
La stessa cosa succede nel mondo interiore: quando abbiamo la giusta percezione, a causa del processo che ha luogo nel cervello. Come vi ho detto spesso si tratta di un processo neurobiologico. Quando avvengono questi cambiamenti nel cervello, automaticamente la percezione cambia e poi… Tu sei “andato” (sparito), e questa è la grande gioia di cui parliamo. E’ esattamente quello che è successo a Buddha e a tutti gli altri Grandi.”
Amma e Bhagavan . Oneness Diksha
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Eckhart Tolle: l’illuminazione spirituale come uscita dalla sofferenza
“Il termine illuminazione spirituale evoca l’idea di qualche impresa sovrumana. L’ego vuole che resti così, ma è semplicemente lo stato naturale di unione con l’essere che sentite. E’ uno stato di sintonia con qualcosa di incommensurabile e di indistruttibile. Cioè qualcosa che in modo quasi paradossale è essenzialmente voi eppure è molto più grande di voi. Significa trovare la vostra vera natura aldilà del nome e della forma. L’incapacità di percepire questa connessione dà origine all’illusione della separazione, da voi stessi e dal mondo che vi circonda. Allora ognuno di voi percepisce e stesso, consapevolmente o inconsapevolmente, come un frammento isolato. Nasce così la paura, e il conflitto interiore ed esteriore diventa la norma.
La fine della sofferenza
Mi piace molto la semplice definizione, offerta dal Buddha, dell’illuminazione intesa come “la fine della sofferenza”. Non vi è nulla di sovrumano in questo, vero? Naturalmente, come definizione, è incompleta. Vi dice solamente ciò che l’illuminazione non è: non è sofferenza. Ma che cosa rimane quando non vi è più sofferenza? Il Buddha tace in proposito, e il suo silenzio implica che dovete scoprirlo da soli. […]
Non cercate di afferrarlo con la mente. Non cercate di capirlo. Potete conoscerlo soltanto quando la mente è tranquilla. Quando siete presenti, pienamente e intensamente, nell’Adesso, l’Essere può venire percepito, ma non può mai essere capito mentalmente. Riacquistare la consapevolezza dell’Essere e dimorare in quello stato di “realizzazione intuitiva” è l’illuminazione.”
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Totalità
“L’illuminazione è uno stato di totalità, di essere “in unione” e pertanto in pace. In unione con la vita nel suo aspetto manifesto, il mondo, e con il proprio sé più profondo e la vita non manifesta: in unione con l’Essere. L’illuminazione è non soltanto la fine della sofferenza e del continuo conflitto interiore ed esteriore, ma anche la fine della terribile schiavitù del pensiero incessante. Quale incredibile liberazione!”
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Utilizzare la sofferenza
“Lasciate che la sofferenza vi costringa a entrare nel momento presente, in uno stato di intensa presenza consapevole. Utilizzatela per l’illuminazione.”
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Elevazione
“Illuminazione significa elevarsi oltre il pensiero, non ricadere a un livello inferiore al pensiero, il livello di un animale o di una pianta. Nello stato illuminato si continua a usare la mente pensante quando è necessario, ma in una maniera molto più concentrata ed efficace rispetto a prima. La si usa per lo più a scopi pratici, ma si è liberi dal dialogo interno involontario, e vi è quiete interiore.”
– Eckhart Tolle, da “Il potere di Adesso”
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Sri Nisargadatta Maharaj
“Ciò in cui la coscienza accade, la mente o coscienza universale, viene chiamato l’etere della coscienza. Tutti gli oggetti della coscienza formano l’universo. Lo stato supremo, che è silenzio e stabilità totale, trascende e sostiene entrambe. Chi ci entra, si dissolve in esso. E’ verbalmente e mentalmente inesprimibile. Puoi chiamarlo Dio, Parabrahma, Realtà Suprema, ma sono solo definizioni della mente. E’ uno stato spontaneo e privo di nomi, contenuti o sforzi, è oltre l’essere e il non-essere. [..]
Ci sono due elementi: la persona e l’osservatore o testimone. Quando li vedi come un’unità, e vai oltre, sei nello stato supremo. Non è percepibile, perché è ciò che rende possibile la percezione. E’ aldilà dell’essere e del non-essere. Non è né lo specchio né l’immagine nello specchio. E’ ciò che è: la realtà senza tempo, incredibilmente certa, pura e semplice.”
Sri Nisargadatta Maharaj, da “Io sono Quello”
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