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Due testi ispirati, riguardano la figura dell’operatore di luce.
I primi sono sutra scritti da Renata. Il secondo un channelling ricevuto da Asimo.
Buona lettura.
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OPERATORE DI LUCE
L’operatore di luce è un libro vivente.
Ogni attimo egli vi scrive il processo della propria anima
svelata dall’incontro con la consapevolezza.
Poiché tutto accoglie e tutto permette che sia così com’è,
egli usa inchiostro simpatico:
tutto scorre e nulla rimane.
Tale è la sua autobiografia:
un libro vuoto.
Egli sa il prezzo che ha pagato
per riconquistare la propria innocenza,
perciò non è più disposto a svenderla.
L’operatore di luce è il proprio processo.
La sua priorità è evolvere se stesso.
Perciò non si preoccupa per gli altri,
ma attira chi può essere nutrito da lui.
Non ha bisogno di pezzi di carta
perché non deve dimostrare niente a nessuno.
Sa cosa può fare e cosa no,
sa fin dove può spingersi e dove fermarsi.
Le cose che sa, non le ha imparate a scuola,
ma sono frutto del suo lavoro si di sé.
L’operatore di luce scompare dal mondo,
sta dietro le quinte, invisibile.
A molti appare sciatto, scialbo
o addirittura repellente
poiché egli ha incontrato la morte.
Se qualcuno può vederlo,
per lui è già più di quanto potesse volere.
Così cammina leggero,
condivide con passione,
ama in silenzio,
benedice in solitudine.
– Renata –
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LA LUCE IN ORDINE
L’operatore di luce conosce
le leggi dell’universo e a ciò si attiene.
Egli è fermo in sé ed è fermo fuori di sé.
E’ così che diventa un punto di riferimento
per gli umani in cammino.
Quali sono queste leggi?
le api vanno sui fiori,
gli assetati vanno ai pozzi,
la terra gravita intorno al sole.
Non si è mai visto il contrario,
e nella nuova era è tuttora così.
L’operatore di luce che adesca gli altri,
che va verso chi vuol aiutare
non è un operatore di luce,
ma un millantatore.
L’operatore di luce risiede nella propria fermezza,
tutto ciò che ha da fare è essere presente
e render manifesto il suo potenziale.
Bodhidharma ha contemplato un muro
per nove anni, raccolto in solitudine,
in attesa o in non attesa
di un vero discepolo.
L’operatore di luce scoraggiando
incoraggia,
stando fermo attrae,
non partecipando facilita.
Il suo motto è “astenersi perditempo”.
Poiché sa che c’è molto da fare
e che il tempo è poco,
serba senza fretta nel cuore il suo nettare.
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– Renata –
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L’OPERATORE DI LUCE NELL’ORDINARIETA’
Siam pronti a condividere cose grandi e speciali.
Ma or vi dico che fa l’operatore di luce in giorni normali.
Va al discount e sceglie i fazzoletti più morbidi
perché ha a cuore le persone e i loro nasi umidi.
E prende uno stock di calzettoni in fine stagione
per tener caldi i loro piedi in meditazione.
Cuscini e coperte non devon mai mancare:
anche di recupero si possono trovare!
La sua generosità è presto ricambiata:
l’offerta speciale è sempre arrivata.
Frutta, tisane, erbe ed oli essenziali
adornano il luogo degli eventi spirituali.
– Renata –
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Copyright 2017
tutti i diritti riservati
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L’operatore di luce e la dimensione del suo aiuto
Tu puoi fare per qualcun altro solo quello che lui è disposto a fare per se stesso. Ognuno è mosso dal proprio anelito ed è indirizzato dalla grazia divina, che è ciò che lo muove a cercare aiuto. In altre parole, non puoi aiutare nessuno che non vuole essere aiutato. Se lo fai, l’aiuto che dai si disperde, e può nella maggioranza dei casi rafforzare le difese e la sofferenza. Quando interferisci nella vita di un’altra persona senza il suo consenso, violi una legge naturale, agisci dall’ego e potrai raggiungere solo l’ego dell’altro. L’operatore di luce è un canale dell’energia divina e non si impone neanche quando l’intenzione è a fin di bene. Bene e male sono concetti relativi. Il punto di riferimento è sempre la persona che riceve. E’ lei a determinare quello che vuole nel punto in cui si trova. L’operatore è al servizio, perciò non si impone. Chiunque si sente di fare del bene per il prossimo deve cominciare da chi gli è più prossimo, cioè se stesso. Egli deve considerare la sua coscienza come uno specchio su cui facilmente si deposita della polvere. Il suo sforzo è di lavorare per tenerlo pulito. Quando esso riflette la realtà fedelmente, saranno molte le anime che accorreranno per cogliere in quegli occhi un barlume della propria reale identità e condizione. Quando l’operatore di luce pensa in termini di voler aiutare gli altri senza prima aiutare se stesso, sta cercando di evitare il dolore arrecatogli dalle spine del proprio passato. Perciò non può essere di nessun aiuto. Il suo sostegno verrà inavvertitamente inquinato. Poiché è sufficiente un granello di sabbia per danneggiare un organismo fluido, luminoso e sensibile come l’anima umana. I granelli, qualora non rimossi, possono diventare pietre. L’operatore perciò si astiene dall’aggravare la sofferenza del suo cliente solo per gratificare la sua vanità spirituale. Come l’acqua riflette senza volerlo l’anatra in volo, così l’operatore autentico porta guarigione quando non vi è l’intenzione di guarire altri che se stesso.
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L’operatore di luce e i familiari
Quando un operatore di luce diventa veramente tale, egli cessa di esser parte della sua famiglia di provenienza. Diventa un operatore del Divino, perciò un agente impersonale che proprio per questa sua caratteristica riesce ad aiutare tutti. Per quanto sia motivato da buone intenzioni, l’aiuto diretto fornito ai familiari facilmente sfocia in questi ultimi in risentimento, derisione, allontanamento. Tutto ciò è il risultato dell’aspettativa e della difficoltà da parte dei membri parentali di riconoscere il divino impersonale che scorre nel loro congiunto. Se egli indulge nell’aiutarli, è motivato dall’idea di essere un prescelto, un’anima luminosa che si nascondeva in seno alla famiglia. Ma questa idea non può impedire il confronto con il dolore e con la propria responsabilità rispetto alla propria crescita, perciò alla disillusione seguirà il biasimo. Inoltre favorire un congiunto piuttosto che un altro crea risentimento perché vissuto dagli altri come un tradimento. Il lavoro di ripulire lo specchio della coscienza agisce sui familiari attraverso il DNA comune, perciò più l’aiuto è diretto a se stessi, più sarà efficace. Paradossalmente più ci si distacca dalla famiglia in amorevolezza, più i suoi membri ne vengono beneficiati. Il loro più profondo bisogno è di non essere confrontati direttamente, perciò saranno intimamente contenti quando l’operatore di luce rivolgerà le sue arti altrove. Essi non sono ancora pronti a lasciar andare e vedere aldilà della parentela.
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canalizzato da Asimo Caliò Roberto
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Salve mi chiamo Loredana e da poco h9 scoperto di essere in via di risveglio, che provengo dalla costellazione delle pleiadi e il mio vero nome è amantea… ho bisogno di capire e conoscere… a chi posso rivolgermi, grazie
Ciao Loredana, se vuoi prova a navigare il nostro sito, oltre ad articoli sul tema e approfondimenti, trovi proposte atte specificamente ad accompagnare chi si sta risvegliando.