> La Sostenibile presenza dell'essere
Approfondimenti

Asimo: una visione personale
“Se voglio liberare lo spazio di una stanza dovrò rimuovere tutti gli oggetti che vi si trovano all'interno. Questo implica che lo spazio è già esistente.
Togliere gli oggetti che vi si trovano è un'azione che non ha a che fare con lo spazio direttamente, ma attraverso questa azione esso si rivela.

La natura dello spazio è vacuità; l'essere è proprio come una stanza, uno spazio interiore vuoto, ma che può contenere tutto, anche l'universo: vasto spazio infinito e indefinibile, all'interno del quale c'è una presenza che percepisce e che può essere percepita, proprio come una lampadina che può illuminare una stanza ma che può illuminare anche se stessa.

Questa luce, questa consapevolezza è il nostro centro ; la percezione di questo centro, le sue particolari manifestazioni, la maniera in cui essa si dischiude, è soggettiva e ogni individuo la sperimenterà e la descriverà in maniera personale, nuova e originale perché la sua natura creativa è inesauribile. Ciò nonostante il senso di essere a casa, il senso di riconoscimento, la gioia della riunione a se stessi rimane la stessa.

La natura dell'essere è inclusiva; da questa prospettiva è possibile vedere che tutti gli opposti vi sono inclusi: bene e male, amore e odio, giorno e notte, tristezza e gioia, perdersi e ritrovarsi sono parte della dinamica attraverso cui la vita si manifesta con tutte le sue apparenti contraddizioni.
Con gli occhi della consapevolezza tutto viene visto per quello che è, come un dato di fatto e sopratutto senza necessità di interpretazione alcuna, ma come una diretta percezione della realtà.

“Voglio veramente essere me stesso?”

Può sembrare un lavoro lungo, infinito, ma non è necessariamente così. Se il nostro anelito a conoscere la verità, ad entrare in diretto contatto con noi stessi, sarà totale, allora non ci vorrà tempo, sarà solo questione di imparare a ascoltarsi e concentrare la propria intensità nella ricerca.

Solo questo farà scomparire il tempo, perché quando saremo intensamente coinvolti nella ricerca, ci sarà solo lo spazio di qui e il tempo di ora. Ed in questa dimensione non ci sono proiezioni di conseguimenti futuri, o nostalgia e rimpianto per ciò che è andato, ma solo quello che c'è nel presente.

In questo modo non ci vorrà tempo, ma non ci importerà neanche, perchè incominceremo a renderci conto che la ricerca in sé è già come essere a casa. Infatti è lo spirito della ricerca che permette alla nostra natura originale, non solo di manifestarsi, ma di continuare a dispiegare un' infinita varietà di colori, dimensioni, possibilità di espansione.

C'è in ognuno di noi la voglia di tornare a casa, di tornare a essere spontanei e leggeri, pieni di gioia e serenità proprio come quando eravamo bambini; siamo solo noi che possiamo darci il permesso di concederci questo dono.

Nessun prezzo è troppo caro per questo gioiello."

La mia esperienza personale.
“Ho iniziato il cammino verso me stesso molto tempo fa; la sete di conoscere la verità e di comprendere la mia sofferenza mi ha dapprima condotto da Osho, nei cui occhi ho visto l'amore incondizionato che mi avrebbe sostenuto in questo cammino e alla cui presenza ho percepito la mia essenza più intima.

E cosi ho iniziato un percorso fatto di corsi, trainings, meditazioni e ho impostato tutta la mia vita al servizio della ricerca di sé. Molte volte durante questi percorsi, ho avuto bagliori di luce interiore, espansioni di coscienza ai limiti dell'universo, stati di beatitudine che non volevo finissero mai. Il problema era che finivano accrescendo la mia sete, il mio anelito e la mia frustrazione. Era come saltare da un trampolino. Dopo il volo la caduta. Non capivo come mai queste esperienze non fossero permanenti; mi mancava l'anello di congiunzione tra la mia realtà quotidiana e questi stati di percezione che rendevano la mia vita piena e appagante oltre ogni dire.

La prima cosa con cui ho dovuto fare i conti è stato il mio attaccamento a queste esperienze. Mi resi conto che, non importa di quale portata sono, qualunque esperienza è esperita all'interno di me.

Cosi cominciai a occuparmi di me, di chi sono io come individuo. In un certo senso la ricerca della verità era finita perché mi portava fuori di me. Ho incominciato a non essere più distratto dalle mie esperienze sia che fossero di piacere che di dolore.
E' a questo punto della mia ricerca che ho partecipato a un ritiro intensivo di consapevolezza. E dopo il primo ho partecipato a innumerevoli altri, perché in essi dovevo solo essere me stesso. Nessun corso prima di questo è stato cosi diretto nell'indicarmi chi sono io, l'anima della mia natura umana. Scoprendo che la natura della goccia è fatta d'acqua, ho compreso la natura dell'oceano; e questo ha messo a posto il puzzle. La mia esistenza ha acquisito un centro. La mia umanità non è contrapposta alla mia divinità perché sono la stessa cosa, solo appaiono differenti. Sono grato a coloro che hanno avuto l'ispirazione divina di concepire questo sistema di ricerca e sono grato a me stesso di avervi partecipato. Invito chiunque abbia voglia di conoscersi e di conoscere la natura dell'universo di partire da se stessi.”


Cosa può esser detto della realtà ultima?

“Niente può essere detto circa la realtà ultima.
Risiedendo in quello spazio, l'essere umano sperimenta il sé e le cose come pura consapevolezza che di continuo si dispiega, si rinnova, si espande, in un movimento infinito. Percepisce tutto come intrinsecamente bello, buono e giusto. Tutto ciò che è, è e basta.
Non ci sono più valutazioni, interpretazioni, giudizi da dare. Dopo esser transitati per i mille rivoli della mente, dopo aver riconosciuto e lasciato andare le mille identificazioni, si giunge all'estrema semplificazione. Tutto, semplicemente è.

Nella realtà interiore, ogni personalità viene riconosciuta per ciò che è, si scopre che tutti gli attori del dialogo interiore hanno la loro ragione soggettiva, hanno la loro collocazione, la loro ragion d'essere. Tutti sono ugualmente utili nell'economia generale della psiche, e dignitosi: nessuno più combatte e nessuno viene combattuto. Semplicemente, ognuno dice la sua e viene ugualmente ascoltato. Le parti vengono accettate.

Dopo che sono state ascoltate, non hanno più nulla da dire. Si apre lo spazio del Silenzio. Quel silenzio che abbiamo cercato, nelle meditazioni magari tentando di “spegnere la mente”: ciò non può essere forzato, ma accade spontaneamente solo dopo che ogni parte, ogni contenuto della mente, è stato ascoltato, chiarito alla luce della consapevolezza e lasciato andare.

Niente può essere detto circa l'Essere: esso va oltre le parole, è troppo semplice per essere detta a parole. Nemmeno la parola più semplice riuscirebbe a renderle giustizia.

Niente può essere detto, poiché si tratta di qualcosa di paradossale. La parola, affermando qualcosa, implicitamente escluderebbe qualcos'altro.

Niente può essere detto, ma si può spiegare perché non può essere detto. Si può parlare del fatto che non può esser detto.

Niente può esser detto, ma se ne può accendere la sete. Si può accennare, echeggiare, indicare.... Si può scrivere o leggere qualcosa che riguardi quell' “Essere”, che ce lo renda caro, che ce lo faccia desiderare e corteggiare con passione.

A ben guardare, esso è dietro e prima e dopo ogni cosa: si cela dentro di noi fra le pieghe più impensate della personalità, dell'ego. E' un incontro che si può fare nei posti più improbabili.”


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